Poesia - Nocera Inferiore (SA) 28 aprile 2017 - Biblioteca comunale reading poetico: Rita Pacilio in lettura



28 aprile a Nocera inferiore (SA)
Biblioteca Comunale - ore 18,00
reading poetico:
Angela Caterina
Rita Pacilio
Melania Panico
Presenta e coordina Carlo Di Legge

Poesia - Preghiera di Rita Pacilio - GaEle Edizioni, 2017 Libro d'arte

Preghiera


Sui gradini dove siamo seduti
ti ho chiesto di ascoltare le cicale
la promessa al mondo che tutto
ancora accade in questa vita tonda

fulminea e mansueta magnificenza. 

Rita Pacilio - GaEle Edizioni, 2017







Poesia - Due poesie di Rita Pacilio tradotte in lingua napoletana da Clemente Rossi


 Due poesie di Rita Pacilio tradotte in lingua napoletana da Clemente Rossi


ITALIANO                                                 NAPOLETANO

E' luce che cresce nella testa                                                     E' luce ca me cresce 'ncapa
se ha preso il posto della sera                                                     si 'a pigliate 'o posto d''a sera
attraverso i girasoli sfogliati                                                       attraversanne 'e girasole sfugliate
disseminati al nostro risveglio                                                    sparpagliate quanne ce scetamme

sono le ali dell'angelo bianco                                                    songhe 'e scelle 'e n'angele janco
due voli che si moltiplicano                                                       dui vuole ca se multiplicano
come non ho mai visto fare all'onda                                           comme nun agge maie viste 'e fa' all'onna
un rotolare nel fondo del sonno.                                               nu ruciuliarse dint''o funno 'e nu  suonno.              

E come un affanno di parola                                                     E comme n'affanno 'e parola
mi accade di cercarti a bocca                                                    me succede 'e te ji truvanne cu 'a vocca
per affidarmi al tuo silenzio                                                      pe' m'affidà a' 'o silenzio tuoie
il tocco della lingua dalle cose.                                                 'o tuocche d''a lengua da 'e cose.

Sui boschi la luna torna a casa                                                   Ncopp''e vosche 'a luna torna 'a casa
scivola trasparente dai canali                                                     sciulia trasparente da 'e canale
e sembra una sposa innamorata                                                 e pare na sposa nnammurata
le rimbalzo addosso senza pelle.                                               lle rimbalzo ncuollo senza pelle.

Cosa posso farci se sono nuda?                                                  Che ce pozzo fa si stongo annura?
Sospesa come raggio o lampione                                               Suspesa comme raggio o lampione
così puoi contare ogni ruga                                                       accussì puo' cuntà ogni rappa
e cadere in ogni insenatura.                                                      E cadè dint''a ogni senga.

Sprofondare all'imbrunire in me.                                               Sprufunna' dint'a me quanno fa scuro.                                       



***



Conosco tragitti della mancanza                                               Cunosco 'e tragitte d''a mancanza
che dividono a metà le braccia                                                  ca spartene a mità 'e braccia
il dubbio è nell’angolo destro                                                    'o dubbio sta dinto all'angolo diestro
se questa è l’estate dei saluti.                                                   si chesta è 'a stagione d''e salute.

Rientra in gola l’urlo e la lancia                                                Torna nganno 'o strillo e 'a lancia
nella cella pietrifica l’anima                                                     dint''a cella ll'anema addeventa 'e preta
si tengono strette due rose bianche’                                          'se teneno strette doie rose janche'
chiavi e chiavistelli il sigillo.                                                      chiave e chiavistielle 'o sigillo

Nella vena c’è il gesto scollato                                                  Dint''a vena ce sta 'o gesto scullato
l’attimo fioco che dura a lungo                                                  ll'attimo miccio ca dura assaie
barche arenate di certe signore                                                 varche arrenate 'e cierte signore
testimoni di geografie nude.                                                      testemmonie 'e giografie annude.

Il giardino l’hanno messo sul tetto                                             'O ciardino l'anne miso ncoppa 'o titto
il custode è il lungo cipresso                                                      'o custode è nu luongo cipriesso
si intreccia l’edera tra le caviglie                                               se ntrezza ll'edera nfra 'e gaviglie

negli occhi vaga la collina viola.                                               dinto all'uocchie ornia 'a cullina viola.




Recensione - Escamontage per 'Prima di andare' - poesie e lettere d'amore di Rita Pacilio - LVF, 2016

Le memorie nella raccolta di Rita Pacilio

di Iolanda La Carrubba
La o meglio Le Memorie sono la chiave di lettura della raccolta poetica “Prima di andare” di Rita Pacilio, un lavoro completato dalla stesura di alcune lettere, intimamente rivolto all’Altro, al Tempo che lento divora istanti di totalità ed agile elargisce esperienze, fatti, storie, luoghi dove ritrovare e rielaborare il trascorso, tra rimpianti adagiati cautamente su di un percorso disseminato di sensazioni. 
Non è il silenzio a padroneggiare l’andamento metrico del linguaggio, ma compare visionario il sound design dei rumori di tutti i giorni, elevati all’infinito ritmo del Cosmo:
“Si filosofeggia sugli uccelli 
sul suono che si perpetua da secoli…”
Il suono stesso dunque, divine spazio abitato da nostalgie migratorie che hanno il compito di dissipare dubbi per affermare e fermare, in quelle stesse memorie; domande, riflessioni, continuità dello stupore proprio di chi con occhi colmi d’esperienza ma in cerca ancora di altri approdi, guarda lo scorrere della vita e non del Tempo einsteiniano che illusoriamente separa il passato dal futuro, ma del tragitto che esso segna a partire dalla nascita, fino all’ultimo istante in cui il corpo si trova ancora ospite della Terra.
Nella lettera seconda l’autrice scrive: 

“Ci sono momenti in cui i sentimenti arrivano a un punto luminoso e profondissimo, senza spiegazione logica come gli anni passati quando li ricordi in una sola azione, in un fatto accaduto, senza consequenzialità cronologica, immobili tutti in una sola scena.” 

L’immagine che emerge dal raffinato stile di Rita Pacilio, non è il congelamento dell’attimo come se si trattasse di un’istantanea con i volti immortalati per l’eternità sorridenti, ma si tratta di una complessa azione scenica dove si descrive l’amore, la delusione, la felicità e il pianto attraverso un lavoro che riporta alla mente un soggetto cinematografico. La suggestione filmica qui suggerita ha una nota malinconica, strettamente legata alle turbolenze emotive, solitamente accompagnate da metaforiche intemperie descritte da tuoni all’orizzonte e scosciante pioggia, quasi fosse la volontà dell’anima a muovere il mal-tempo. Ė qui celata la forza poetica intimamente legata al fruscio della pellicola, la quale golosa cattura la quotidianità di eventi romantici che riportano alla mente il meraviglioso film di Charlie Chaplin Luci della città, dove vi è contenuto il senso dell’abbandono, di una solitudine aspra condivisa tra due persone pronte ad innamorarsi, lo stesso regista in seguito affermerà:
“la vita non è una tragedia in primo piano, ma una commedia a campo lungo.”
e nell’opera totale di Rita Pacilio il fil rouge è l’Amore, i suoi segreti, le sue discinte sensualità, ci sono confidenze e confessioni dove:
“…i ricordi erano chiusi a chiave nella cassaforte che nessuno voleva scassinare.”
e reminescenze private contenevano e contengono brevi testamenti che sobbalzano dal luogo dell’altrove, dove vanno a nascondersi gli adii. Qui si è raggiunto uno stato alto di coscienza, la quale insegue la meta di un’età diversa, piú matura e consapevole dei suoi limiti, una nuova era enigmatica, capace di gustare anche il sapore amaro della sfida vissuta, la quale segna un solco doloroso sulla nudità del foglio bianco, arreso al racconto colto, elargito attraverso l’inchiostro che scorre nelle vene di Rita Pacilio.  I suoi volti, i volti dei suoi personaggi, sono perturbati mentre danzano all’interno del meccanismo di una società asfittica:
“…il martirio porta guanti bianchi, nei capelli 
l’aria dell’inverno, che stupida la gente 
spinge corre senza sguardi, senza piedi.”
un mondo imprigionatore che non permette l’evasione della felicità, del possibile e plausibile raggiungimento di essa o di una delle sue forme mutevoli, costituite da trepidante speranza shakespeariana descritta nel sonetto n° 73:
“In me tu vedi quel periodo dell’anno
 quando nessuna o poche foglie gialle ancor resistono
 su quei rami che fremon contro il freddo,
 nudi archi in rovina ove briosi cantarono gli uccelli.
 In me tu vedi il crepuscolo di un giorno
 che dopo il tramonto svanisce all’occidente
 e a poco a poco viene inghiottito dalla notte buia,
 ombra di quella vita che tutto confina in pace.”
Mentre si procede verso il finale tutto è sovvertito, c’è un nuovo inizio a completare l’andamento naturale delle cose, i flashback che fin qui hanno fatto credere si trattasse della fine, ritornano a moderare un’armonia sentimentale dove si evince il potere misterioso dell’amore:
“…Stordisciti di sapienza… di polmoni vuoti e verità.”
Nota dell’autrice
Rita Pacilio (Benevento 1963) è poeta, scrittrice, collaboratrice editoriale, sociologa, mediatrice familiare, si occupa di poesia, di critica letteraria, di metateatro, di letteratura per l’infanzia e di vocal jazz. Curatrice di lavori antologici, editing, lettura/valutazione testi poetici e brevi saggi, dirige la collana ‘Opera prima’ per La Vita Felice. Sue recenti pubblicazioni di poesia: Gli imperfetti sono gente bizzarra (La Vita Felice 2012) trad. francese L’Harmattan, 2016, Quel grido raggrumato (La Vita Felice 2014), Il suono per obbedienza – poesie sul jazz (Marco Saya Edizioni 2015), Prima di andare (La Vita Felice, 2016). Per la narrativa: Non camminare scalzo (Edilet Edilazio Letteraria 2011). La principessa con i baffi (Scuderi Edizioni 2015) è la sua fiaba per bambini.



Poesia - 7 marzo 2017 Castellammare di Stabia - Recital poemusicale di Rita Pacilio


Poesia - Festival della poesia nella cortesia - 1 aprile 2017 San Giorgio del Sannio (BN)


Poesia - inedito di Rita Pacilio sul blog 'Il sasso nello stagno' di Angela Greco

https://ilsassonellostagno.wordpress.com/2017/01/05/rita-pacilio-senza-titolo-inedito/


[senza titolo]
Questo istante indimostrato è un punto
smosso dai nostri piedi soldati
ordinati come soprammobili biancogrigio
e tempesta.
Non giubila la furia di ghiaccio nel frullatore
né il timbro compiuto dell’acqua nel bicchiere.
Al valzer di guerra sulle statuine
fa da sottofondo la polvere.
Lingue rinserrate tra i quadretti del foglio
obbediscono ai ghirigori
per questo motivo giuriamo di traboccare
nello sforzo mantenendo la solita postura
il collo inclinato
i sospiri dietro il naso che tira
gli occhi voltati.

Rita Pacilio


Poesia - inedito di Rita Pacilio sul blog 'Del cielo stellato' di Edilet

Se fossi stata io a consegnare la morte
quello spazio della mente
riportato all’ora di cena
l’imperdibile festeggiamento di centodiciotto compleanni
bacerei uno a uno i figli mai avuti
canterei il rosario alle donne di casa
come una cosa seria.
Ancora, ancora.
I capelli in una cascata di riccioli lucidi
per mendicare tra la gente questioni di famiglia
cibo, acqua, chiesto come va.
Se fossi stata io a morire prima
(renderti giustizia al momento opportuno)
adesso sarei pronta per essere felice
perché ho panni da lavare
sospiri ai quadri pendoli sulla sedia rossa.
Un limone da tagliare
qualcosa da raccontarti con cortesia
mentre le mele al forno.
Se dovessi morire prima
resterò a guardare sotto terra la luna
e
farò una piroetta ogni tanto per vederti sorridere.
Rita Pacilio


Recensione - 'La Sicilia' per 'Prima di andare' di Rita Pacilio - LVF, 2016 - Articolo di Rita Caramma

Rita Caramma (La Sicilia 22 12 16) per Rita Pacilio con «Prima di andare»


Ci si sente disarmati quando si ha un testo importante tra le mani, quando ogni parola che vorresti scrivere, a tal proposito, ti sembra riduttiva.
Ma ciò non stupisce se l’autrice è Rita Pacilio e se la pubblicazione è “Prima di andare” (La Vita Felice ed.).
Poeta e scrittrice  di grande spessore e umanità, la Pacilio affianca alla sua professione di sociologa una passione per la scrittura che la vede ogni giorno porsi tra versi, blog, e social come una voce attuale e impegnata, con lo sguardo attento sul mondo.
Eccola, quindi, con la sua nuova raccolta ad affrontare un tema importante come la solitudine che il passare del tempo regala a chi rimane, nel biancore degli anni, attaccato al ricordo di un amore per  sopravvivere.
Cinque lettere e trentanove poesie, dove il verso è ora una sferzata di vento freddo sul viso, ora una carezza delicata sull’anima, ora il calore di un raggio di sole in primavera, ora il cadenzare muto della pioggia battente d’autunno.
“(…) Le ore e i giorni ci portano contro / ci scontentano la vita, il letto, / questa miserabile ombra che scende / prima del tramonto, prima dell’inedia./ Certo non lo fai apposta ad andare via/ fanno così le persone anziane, senza / speranza, fanno come te quando ti bagni / gli occhi e poi scompaiono naturalmente.”