Poesia - 'Il suono per obbedienza' di Rita Pacilio - Marco Saya Edizioni, 2015 plaquette dedicata a Claudio Fasoli

"Come mille altre parole del dizionario occidentale, “aedo” non è
declinabile al femminile, perché persino i saggi greci avevano il vizio
di affidare i ruoli importanti al genere maschile. Questo, però,
non sia un problema, avendo noi la possibilità di chiamare “rita” la
persona che, opportunamente ispirata, canta vissuti e viventi, dando
voce alla voce che “ditta dentro”. Ciò che cambia tra l’aedo greco
e l’aeda sannita è la linea vettoriale della spinta, che non scende
dall’alto dell’Olimpo ma sale dalle profondità junghiane che allagano
il pozzo addominale e che chiedono di venire alla luce sotto
forma di parola scritta e/o cantata per abitare le terre dell’ascolto.
Peraltro, il fatto che si tratti di una voce donna e di terre jazzistiche
non può che giovare.
Dizionario androcentrico a parte, ieri, come oggi, il meccanismo
rimane lo stesso: si tratta di far coincidere canto e parola (il maschio
e la femmina del verbo poièin); immergersi a capofitto dentro
le viscere; usare il diaframma come il mantice di un organo e disporsi
in atteggiamento ieratico per inspirare la vita e farne corposa
vibrazione (tra inspirare e ispirarsi il passo è breve).
In questa chiave, l’obbedienza somiglia a uno dei voti che certi monaci
sono tenuti a osservare come pilastro della propria vocazione;
obbedienza al demone dal quale Rita si lascia possedere per impastare
parola e canto all’insegna della comune matrice poietica: il suono,
quel suono che non va mascolinamente “sfondato” come un
“muro”, ma femminilmente accolto e restituito sotto forma di onda
che andiriviene o mezzo di trasporto eccezionale, essendo esso
la materia prima della comunicazione umana". (Lino Angiuli)


"Possiamo avvicinarci alle liriche di Rita Pacilio in tanti modi diversi:
allegri, scettici, diffidenti, superficiali, intransigenti, comprensivi,
sintonici, spietati, dileguandoci o fuggendo.
Malgrado i nostri atteggiamenti più o meno pertinenti, la sua Poesia
ci insegue, ci prende e ci resta nell’anima per la sua verità e lascia
sempre dentro di noi traccia percettibile del suo passaggio.
Non credevo che si potesse scrivere così. Non credevo possibile
una poesia così scarnificata.
Comunque ci si possa porre spiritualmente nei confronti di queste
pagine, è l’emergere di sentimenti e di emozioni forti, laceranti, dolorose
o scabrose, intime o inaspettate, sempre profondamente
imprevedibili e sicure come una lama di acciaio, che ci colpisce e
può destabilizzarci per la carica di umori ventosi e umanità vibrante.
Fin troppo facile il parallelo con la Musica che è sorella di questa
Poesia, cioè un certo tipo di Jazz impegnato nel far trasparire le verità
degli spiriti.
Sono due vie simili, analoghe, che Rita sa vivere e condurre con
sicuro controllo e capacità dichiarata di saper interpretare altrettante
emozioni con la sua voce".
Claudio Fasoli
aprile 2015


ABBIAMO TUTTI UN BLUES DA PIANGERE
Cercano un fatto ripetutamente
senza enfasi, senza esagerazione,
un rito ripetuto prima della mano
in segno di saluto dietro le quinte.


I sorrisi sciolti per la circostanza
le ironie blues sugli scalini
ricongiungono vibrazioni flemme
mutano la tentazione della scena


spingono l’alleanza, la frettolosa
pausa del controllo sotto l’attesa:
bisogna sacrificare l’egoismo
impedire ai versi di mutarsi prosa


l’intenzione è mettersi sottosopra
avventurarsi nel fiato gradualmente
lamento alla rovescia sul terzo rigo
l’orecchio e il basso staccano convinti.
 



Abbiamo tutti un blues da piangere, 1973 è il titolo del secondo album del PERIGEO,
formazione musicale composta da GIOVANNI TOMMASO (violoncello
e basso, Leader), FRANCO D’ANDREA (tastiere), CLAUDIO FASOLI (sassofoni),
TONY SIDNEY (chitarra), BRUNO BIRIACO (batteria). In questo
lavoro, edito nel 1973 dall’etichetta RCA Italiana sono inseriti brani orientati
verso il Rock, dal Jazz rock al Funky jazz.

Nessun commento:

Posta un commento