Appuntamenti - la poesia di Rita Pacilio in cammino
La scrittura di Rita Pacilio. Premi, festival, partecipazioni, tra Italia, Nicaragua e Georgia. Gli appuntamenti di aprile e maggio 2019
In aprile Rita Pacilio parteciperà al XIV Festival Internacional Virtual de poesía de Granada, in Nicaragua. (collegamento in videoconferenza)
> 13 aprile, a Eboli, ore 17.00, Primo Circolo Statale, piazza della Repubblica. Evento dedicato al poeta Rocco Scotellaro, Rita Pacilio tra gli ospiti. L'autrice leggerà i suoi racconti/poesie tratti da L'amore casomai.
> 27 aprile, ore 17.30, a Santa Maria Capua Vetere, via R. D'Angio', l’Associazione Il Pilastro organizza Riflessioni critiche a cura di Flavio Quarantotto sulle poetiche di Rita Pacilio, Alfonso Marino, Mimmo Grasso. Letture e confronti degli autori. Focus sulla poesia sonora, visiva e cantastorie.
> 28 aprile, a Umbertide, Perugia, premiazione della XXVII Edizione del Concorso Nazionale di Poesia in lingua italiana “Umbertide XXV Aprile”. La giuria: Anna Maria Farabbi (presidente), Sebastiano Aglieco, Marco Bellini, Stefano Guglielmin, Rita Pacilio, Paolo Pistoletti.
> 9 maggio, dalle ore 18.00, a Roma, presso Polmone pulsante, Festival delle Arti: Apollo, Euterpe e Tersicore - Paesaggi interiori in tempi moderni. Presentazione del libro L'amore casomai a cura di Mariano Ciarletta, letture di Rita Pacilio, e di Il vento torna sempre a cura di Rita Pacilio, letture di Mariano Ciarletta.
> 22 maggio, alle 18.30, a Telese Terme, presso la Fondazione Gerardino Romano in piazzetta G.Romano: Presentazione del libro L'amore casomai. Felice Casucci dialogherà con l'autrice Rita Pacilio.
> Dal 14 al 20 maggio, Rita Pacilio, Diana Battaggia, Rosaria Lo Russo, Anita Piscazzi, Nunu Geladze, Keti Dumbadze parteciperanno al Festival di poesia internazionale di Tblisi in Georgia, sezione Libri Viventi, progetto del Ministero della cultura in collaborazione con l'Ambasciata d’Italia in Georgia, con il Municipio di Tbilisi e con la Fondazione Internazionale Nodar Dumbadze.
Un'Antologia di poeti italiani e geogiani – curata da Nunu Geladze – verrà pubblicata a breve dalla casa editrice La Vita Felice. Nell’antologia sono state inserite sette poetesse italiane: Rita Pacilio, Antonella Anedda, Maria Pia Quintavalla, Anita Piscazzi, Rosaria Lo Russo, Anita Piscazzi, Noemi de Lisi.
Segnaliamo inoltre alcuni articoli e interviste dedicati alla ricerca di Rita Pacilio, pubblicati di recente:
Andrea Galgano recensisce "L'amore Casomai", su Parolapoesia.
Mariano Ciarletta recensisce Prima di andare, su Poesiaeversi.
Augusto Benemeglio recensisce L’amore casomai, su Liberolibro.
Stefania Di Lino recensisce L’amore casomai su Golfedombre.
Adua Biagioli recensisce L’amore casomai.
Intervista a Rita Pacilio, su Incroci.
Mariano Ciarletta recensisce Prima di andare, su Poesiaeversi.
Augusto Benemeglio recensisce L’amore casomai, su Liberolibro.
Stefania Di Lino recensisce L’amore casomai su Golfedombre.
Adua Biagioli recensisce L’amore casomai.
Intervista a Rita Pacilio, su Incroci.
Altri approfondimenti:
http://www.italian-poetry.org/rita-pacilio/
http://www.lavitafelice.it/autore-rita-pacilio-80764.html
https://it.wikipedia.org/wiki/Rita_Pacilio
http://www.italian-poetry.org/rita-pacilio/
http://www.lavitafelice.it/autore-rita-pacilio-80764.html
https://it.wikipedia.org/wiki/Rita_Pacilio
Alcuni premi:
• 2011, Premio VerbaAgrestia, Parlano in segreto due sedie, inedita;
• 2012, Premio Terzo Millennio, sezione Libro Edito Narrativa, per “Non camminare scalzo”;
• 2013, Premio Anselmo Mattei;
• 2013, Premio Laurentum, per “Gli imperfetti sono gente bizzarra”;
• 2014, Premio Nazionale Tra Secchia e Panaro, Primo Premio Poesia Edita, per “Quel grido raggrumato”;
• 2014, Premio Letterario Internazionale Città di Mesagne, per “Quel grido raggrumato”;
• 2018, Premio Avella;
• 2019, “Il moto del dolore e del perdono” vince il Primo Premio Rodolfo Valentino (poesia inedita Landays). La giuria del Premio è composta da: Giuseppe Conte, Chicca Morone, Tomaso Kemeny, Fabrizio Bregoli, Antonio Miredi e Paola Pennecchi.
• 2011, Premio VerbaAgrestia, Parlano in segreto due sedie, inedita;
• 2012, Premio Terzo Millennio, sezione Libro Edito Narrativa, per “Non camminare scalzo”;
• 2013, Premio Anselmo Mattei;
• 2013, Premio Laurentum, per “Gli imperfetti sono gente bizzarra”;
• 2014, Premio Nazionale Tra Secchia e Panaro, Primo Premio Poesia Edita, per “Quel grido raggrumato”;
• 2014, Premio Letterario Internazionale Città di Mesagne, per “Quel grido raggrumato”;
• 2018, Premio Avella;
• 2019, “Il moto del dolore e del perdono” vince il Primo Premio Rodolfo Valentino (poesia inedita Landays). La giuria del Premio è composta da: Giuseppe Conte, Chicca Morone, Tomaso Kemeny, Fabrizio Bregoli, Antonio Miredi e Paola Pennecchi.
Intervista - Marc Tibaldi dialoga con Rita Pacilio
- In: attualità | interviste | poesia
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Innanzitutto poeta, ma anche sociologa, musicista, editrice, Rita Pacilio articola questa identità molteplice con grande sensibilità, valorizzando la propria visione trasversale e concatenante. Le sue poesie e i suoi libri – in particolare Gli imperfetti sono gente bizzarra – sono stati tradotti in francese, spagnolo, arabo, rumeno, greco e hanno ricevuto importanti riconoscimenti in Italia e all’estero.
Quali sono stati i primi tuoi riferimenti di scrittura? Riesci a ricostruire a posteriori una genealogia?
Grazie a una bravissima insegnante, fin dalle elementari, mi sono appassionata ad Aldo Palazzeschi, e attraverso la sua poesia mi sono resa conto che la parola può essere arricchita di tanto senso emotivo, che è l’espressione più bella della musicalità insita nella natura e nel nostro corpo. Gli amori di scrittura degli anni successivi sono stati Pavese, Gatto, Cardarelli, e poi, fondamentale, è stato l’incontro con la sensibilità estrema di Dino Campana. Non riesco a trovare una genealogia tra la mia ricerca attuale e le letture di formazione. Attraverso lo studio della storia della letteratura mi sono lasciata rapire da scrittori e poeti molto distanti, da Shakespeare ad Artaud. Sento che dietro di me c’è un insieme molto diverso di riferimenti. Per esempio, penso che Pascal pur non essendo ricordato come poeta abbia fatto vera poesia, le lettere alla sorella Jacqueline, hanno una forte temperatura poetica, così pure le lettere di Grazia Deledda a Luigi Albertini, la stessa poesia che ritrovo nelle lettere di Kafka a Milena, dove ogni frase è visionaria. La poesia, per me, non è esclusivamente il verso, la metrica, e proprio da queste riflessioni ho concepito L’amore casomai, dalla possibilità di vedere la poesia nella costruzione sintattica della prosa, tenendo anche presente la ricerca di Caproni, Sanguinetti e altri che hanno spostato l’attenzione sulla prosa poetica.
La scrittura di Antonin Artaud – che hai citato – è un riferimento importante nella ricerca dello psichiatra Eugenio Borgna, attentissimo alla poesia, e non solo quella di Artaud. Guarda caso è proprio Borgna che – in una lettera – ti scrive, associandoti al pensiero poetante di Trakl: “da sempre leggo poesie che mi aiutano a resistere, e a comprendere meglio il dolore e la tristezza, la gioia ferita e l’angoscia, che sono nel mondo; ma di queste emozioni lei ci dona testimonianze inaudite e indimenticabili”.
È una lettera che mi ha fatto felice per molte ragioni: sia perché riconosco a Borgna un’attenzione molto penetrante alla poesia, sia perché, nei suoi libri, tocca tematiche importanti per i miei studi e la mia professione, come il rapporto con l’altro, l’importanza dell’esempio reciproco e delle dinamiche della comunicazione nelle relazioni e nella trasmissione del nostro mondo interiore agli altri. C’è una trasfusione tra gli studi che affronto per la mia professione di sociologa delle relazioni e la mia ricerca poetica: infatti, la mia parola passa attraverso l’empatia e l’introspezione, il guardarsi dentro.
È quello che ha sostenuto Stefano Gugliemin a proposito di “Gli imperfetti sono gente bizzarra”: “…Pacilio, mi pare, parla anche agli spaventati fuori dalle mura, insegna loro a non temere la debolezza, ma anzi di farne una forza per rifondare la comunità dei viventi”.
Sì. Ho ragionato sulla possibilità di un verso empatico – sulla comunicazione che dovrebbe essere sottesa nel verso, ma non sempre lo è – un verso che potesse parlare sì della bellezza, della vita, della denuncia, etc, ma che possa anche entrare negli altri, cercando di capire come si muove il mondo avvicinandosi con un ascolto empatico. Penso che ascolto sia una parola profondissima perché apre percorsi sensibili e di cambiamento concreto. Concetti come ascolto, etica della responsabilità, consapevolezza entrano a far parte del substrato esistenziale che, necessariamente, adopero nella mia scrittura.
“Il libro è visionario e intimo, ma in forza di una speciale qualità di composizione e concentrazione, evita tutti i rischi che si incontrano in un corpo a corpo con l’abisso”, scrive Davide Rondoni di un tuo libro in particolare, ma è una considerazione che si può estendere alla tua scrittura in generale.
È con la parola “accesa”, come diceva Mario Luzi, che si può affrontare l’abisso interiore e l’abisso esterno che è il mondo, la parola luminosa che dona la visione, che non copia il vissuto ma lo trasmuta arrivando dove il moralismo e la retorica non possono. La visione ci dà la lungimiranza per poter parlare. Che Davide Rondoni abbia confermato che oltre a desiderarlo questo obiettivo è stato anche raggiunto, mi fa un piacere enorme. La poesia parla della realtà, deve essere la nostra vita, parte dall’esistente, la differenza, però, è nella visionarietà della parola accesa. L’interiorità che l’autore inserisce nella parola, la parola non ha senso se non il senso, o meglio i sensi, la ricchezza, la profondità che ci mettiamo dentro. Per esempio, la parola “pietra” l’ho utilizzata in molti sensi e accezioni, assumendo una valenza differente ogni volta.
Non ti sembra che – grazie allo studio delle lingue e l’importanza delle traduzioni – ormai non si possa più parlare di letteratura italiana come se ne parlava un secolo fa? Ormai i riferimenti – pur continuando a scrivere in una lingua – sono pluriculturali …
So che la conoscenza del francese e le traduzioni (sia quelle che ho provato a fare, sia quelle che ho letto) mi hanno permesso di confrontarmi con autori importanti. Da Baudelaire a Prevert, la poesia francese è stata fondamentale per la definizione della mia ricerca. E leggendo Annie Ernaux ho provato una sorellanza di anima, di vissuto, e, di conseguenza, nella scrittura, nel lavoro sulla lingua. Impressione confermata quando lessi che chiese al suo editore di rimuovere dalla copertina dei suoi libri qualsiasi riferimento a un particolare genere letterario. Infatti la sua scrittura integra una varietà di generi differenti: la prosa narrativa, la diaristica, l’etnografia, la sociologia, e, ovviamente l’autobiografia.
Altro discorso da fare sarebbe quello della traduzione. Soprattutto, leggendo le traduzioni degli autori americani, ho notato che, molto spesso, viene tradotto il concetto soffermandosi meno sul linguaggio. Sono convinta, comunque, che le traduzioni diventino vere e proprie opere ex-novo. Ma la discussione sulla traduzione ci porterebbe molto lontano; in fondo la traduzione è realmente un’opera ex-novo in cui non deve mancare la visione di chi ha generato e di chi traduce.
L’essere nel mondo e la tua esistenza come sono presenti nella tua poesia?
Sì, entra, in maniera trasfigurata ma forte. Il senso di solitudine e di separazione, insorto a soli nove anni, dopo la morte prematura di mio padre e alla malattia di mio fratello, hanno abitato la mia scrittura. L’orfanità, il dolore, il corpo oltraggiato e ferito, i sentimenti di angoscia e di solitudine psicologica e sociale sono i temi dominanti attraverso cui passano le mie parole. In Non camminare scalzo ho cercato, di sezionare ogni ‘pezzo’ del mio corpo utilizzandolo come metafora espressionistica e surreale per denunciare la tragicità del sopruso e della violenza, mentre in Ciliegio forestiero, mi sono lasciata ustionare dal sentimento che diventa più maturo e ferito. In Tra sbarre di tulipani il corpo non gode più l’accadimento carnale, ma la vergogna della deturpazione della società che, fisicamente e moralmente, troppo spesso, condanna, soprattutto la donna, a una condizione di solitudine e/o a un modo di vivere poco appagante. Sfidare i baratri del dolore in uno scavo intimo fino a farne memoria corporea, è uno dei miei punti di partenza.
In una intervista hai dichiarato che la poesia “è una disponibilità allo stupore, una continua sperimentazione della bellezza e della condivisione della vita e della morte. Per me la poesia è sempre stato un luogo di esperienza, di elaborazioni e modificazioni che partono da un atto di fede e di speranza”. C’è una rivendicazione di contiguità e scambio tra la tua vita e la tua poesia…
L’attenzione culturale e professionale alle scienze sociali e psicologiche mi ha facilitato a utilizzare l’intimo e l’esistenziale nella stessa recitazione poetica, non come un “separato da sé”, ma come un’essenza unica e comprensibile: un esclusivo soggetto/corpo che si afferma nel mondo e nelle cose, che acquista padronanza e si spinge nella sua totalità e originalità alla ricerca di ciò che è possibile, alla rivendicazione, continuamente, dell’oggetto adeguato. In veste di sociologo, accompagnata dalla visione della poesia, ho scritto Gli imperfetti sono gente bizzarra, in cui ho osservato, non più un carcere, ma un ospedale psichiatrico. In questo sofferto lavoro la mia scrittura si è nutrita di lacerazione e di pietas. Invece Quel grido raggrumato chiude una trilogia sul cammino attraverso i temi dell’emarginazione: si presenta come un manuale del sopruso, contro chi ambisce variamente a manovrare il corpo delle donne e dei fanciulli. Ecco, attraverso la poesia, nonostante tutto, ho nominato l’innominabile nella prospettiva dell’educazione, della rinascita, della ricostruzione.
Per approfondimenti sull’opera di Rita Pacilio:
Partecipazione - 13 aprile Eboli Giornata dedicata a Rocco Scotellaro
IL COMUNE DI EBOLI DEDICA LA FESTA DELLA POESIA ITALIANA A ROCCO SCOTELLARO, POETA TRA I PIU' SIGNIFICATIVI DEL NOSTRO TEMPO
A Rocco Scotellaro, che Montale definì uno tra i poeti più significativi del nostro tempo, al pari di Pavese, Cardarelli, Gatto, Pascoli, Sinisgalli, Alvaro, Quasimodo e Pasolini, il Comune di Eboli ha dedicato la Festa della Poesia Italiana, che si terrà il prossimo 13 aprile, a partire dalle ore 17.00, presso il Primo Circolo Statale, in Piazza della Repubblica,1.
Con i relatori: Angelina Aversa, Antonio Manzo, Alfonso Pascale, Vito Pindozzi, Antonella Promavera e Paolo Saggese, interverranno i poeti: Corrado Calabrò, Rosa Della Corte, Francesco Iannone, Lidia Loguercio, Maria Manzolillo, Vito Merola, Rita Pacilio, Eleonora Rimolo, Lina Rizzo, Gino Scartaghiande, Gabriella Sica e gli alunni delle quinte del Primo Circolo di Eboli.
Vittorino Circi interverrà con musiche e poesie di sua composizione.
La voce della poesia di Rocco Scotellaro sarà quella di Carmen Mazzella.
Condurrà l'incontro Neria De Giovanni, Coordinerà Francesco Agresti. Tresiederà il Sindaco di Eboli Massimo Cariello.
L'evento si avvarrà del contributo logistico dell'Hotel Grazie di Eboli e del Vivaio Palombi di San Felice Circeo.
Ufficio stampa e pubbliche relazioni a cura di Raffaele Agresti
Con i relatori: Angelina Aversa, Antonio Manzo, Alfonso Pascale, Vito Pindozzi, Antonella Promavera e Paolo Saggese, interverranno i poeti: Corrado Calabrò, Rosa Della Corte, Francesco Iannone, Lidia Loguercio, Maria Manzolillo, Vito Merola, Rita Pacilio, Eleonora Rimolo, Lina Rizzo, Gino Scartaghiande, Gabriella Sica e gli alunni delle quinte del Primo Circolo di Eboli.
Vittorino Circi interverrà con musiche e poesie di sua composizione.
La voce della poesia di Rocco Scotellaro sarà quella di Carmen Mazzella.
Condurrà l'incontro Neria De Giovanni, Coordinerà Francesco Agresti. Tresiederà il Sindaco di Eboli Massimo Cariello.
L'evento si avvarrà del contributo logistico dell'Hotel Grazie di Eboli e del Vivaio Palombi di San Felice Circeo.
Ufficio stampa e pubbliche relazioni a cura di Raffaele Agresti
Partecipazione - 13 marzo 2019 Madonna dell'Arco: Rita Pacilio leggerà 'Prima di andare' - poesie e lettere d'amore
Un evento artistico e letterario di grande spessore è in programma per mercoledì 13 marzo 2019, alle 18.30, nella Sala dell’Antico Refettorio del notissimo Santuario di Madonna dell’Arco. L’incontro, denominato “LUX IN TENEBRIS” – Cuore e Sentimento, improntato a interpretazioni di carattere spirituale e sui valori dell’amore, della ricerca del senso della vita, è organizzato da Vera Ceriello (Organizzatrice di eventi) e da Giuseppe Vetromile (Circolo Letterario Anastasiano), con la gentile partecipazione di Padre Alessio Romano Priore del Santuario.
L’evento vuole essere dunque un momento di grande espressione artistica e letteraria, in un’atmosfera di particolare concentrazione e partecipazione alla riflessione intima e sull’andare dell’uomo.
Si alterneranno momenti di Teatro, di Canto, di Danza e di Poesia, grazie alle interpretazioni delle Attrici: Carla Gentile, Elisabetta Mercadante, Melania Mollo; dei lettori: Rosaria Chiaiese e Giuseppe Moccia; delle Poetesse: Lucianna Argentino, Angela Caterina, Lia Manzi, Rita Pacilio, Vanina Zaccaria. Ci sarà la partecipazione straordinaria dell’attrice Lidia Ferrara. Si esibirà inoltre la Scuola di Danza “Dream Dance”. Al poliedrico Aldo Vecchiotti è affidato il compito di allestire il servizio audio e luci, mentre il musicista Ciro Maiello allieterà il pubblico con i suoi interventi.
Conducono e presentano Vera Ceriello e Giuseppe Vetromile. L’ingresso libero, è gradita la presenza di tutta la Cittadinanza.
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