Articolo - L’altruismo: la politica dell’esempio reciproco Di Rita Pacilio In 2016, Anno X - Numero 1, Società & Sapere, Sommario l'EstroVerso / 5 luglio 2016


Gli anni ‘60/’80’ sono anni in cui si sono sviluppati gli studi sul comportamento d’aiuto, di altruismo prosociale in genere. Sotto il termine di ‘comportamento prosociale’ si nascondono molte sfumature di un’unica modalità dell’agire umano, che ha come fine quello di proteggere, favorire o mantenere il benessere di un determinato oggetto sociale. In questo campo il termine ‘prosociale’ è inteso come capacità cognitiva nei confronti dell’altro, come tendenza, cioè a percepire i bisogni altrui, ad assumerne le prospettive, ad entrare in rapporto empatico e a reagire emotivamente in congruenza con la situazione. In questa direzione è andata la ricerca, che tendeva a individuare i vari aspetti delle influenze reciproche nei comportamenti di aiuto in un’ottica internazionale che comprende i due soggetti della relazione: chi dà e chi riceve o richiede aiuto. Tuttavia, in questi ultimi anni, gli studiosi delle discipline sociali hanno volto la loro attenzione sulla interazione della seconda categoria, cioè hanno individuato nuclei di interesse molto particolari nei processi cognitivi e motivazionali delle persone che chiedono o ricevono l’aiuto. A partire dagli anni ’80 si assiste a un accrescimento degli studi volti ad approfondire i processi di richiesta di aiuto sia nell’ambito delle teorie dello scambio e della reciprocità, sia in quello della responsabilità sociale. Il tema del comportamento di aiuto si presenta ricco di gradazioni legate alla complessità delle motivazioni che possono indurre le persone ad arrecare o meno aiuto agli altri o, anche, ribaltando la questione dal punto di vista del soggetto che riceve l’aiuto o che dovrebbe richiederlo, alle motivazioni che inducono a chiedere o a non chiedere l’aiuto, ad accettare o rifiutare quello offerto. Anche se aiutare il prossimo in difficoltà rappresenta un valore moralmente approvato, tuttavia, possono sorgere nell’ipotetico aiutante, conflitti e timori circa un eventuale pericoloso coinvolgimento personale o circa il rispetto della privacy e dell’altrui autostima, e questi comportamenti possono, di conseguenza, creare risposte ostili ed essere oggetto di condanna. Il comportamento prosociale che Staub definisce ‘comportamento sociale positivo’, teso al beneficio degli altri, può essere classificato lungo varie dimensioni: il grado di beneficio che riesce a produrre in favore dell’altro; il grado e il tipo di sacrifici richiesti a colui che agisce; l’intenzione che si suppone alla base dell’azione. La motivazione altruista può essere prodotta dal desiderio di fare il proprio dovere, di assolvere a un obbligo o può essere sostenuto dal desiderio di ottenere benefici di varia natura per se stessi. Reykowski distingue quattro tipi di comportamento: 1) altruistico che prevede un sacrificio personale; 2) di aiuto che implica solo i costi naturali dell’azione (tempo, sforzo necessario); 3) di cooperazione che si propone scopi personali e sociali; 4) di considerazione, cioè, un comportamento che, evitando di danneggiare la società e i suoi membri, cura i propri interessi. La letteratura scientifica indica come determinanti del comportamento prosociale tre classi di motivi: 1) l’individuo può essere motivato dal desiderio di avvantaggiare se stesso; 2) la motivazione per tale comportamento può essere costituita dai valori, credenze e norme interiorizzate o sviluppate nel corso dell’esperienza; 3) l’empatia. Hoffman, autore di numerosi studi sull’altruismo, definisce l’empatia come un’attività emotiva, una risposta affettiva appropriata alla situazione di qualcun altro. Batson e Coke concordano con questa definizione: le persone, dunque, entrano in risonanza con le emozioni degli altri. Questa attitudine è appresa o innata? Alcuni studi recenti, ricavati da osservazioni di bambini di varie età, nel loro ambiente normale di vita, dimostrano che l’attitudine a entrare in relazione con gli altri, è precoce, ciò, tuttavia, non significa che bambini e adulti rispondano sempre in modo empatico e che alcuni non provino piacere nel vedere le sofferenze altrui. Anna Oliviero Ferraris, in un suo articolo, sostiene che è indiscutibile che questa probabile tendenza ‘fusionale’ di origine biologica, in una specie poco istintiva come la nostra, può essere rinforzata, ma anche ostacolata nella sua espressione da fattori di apprendimento, di cultura, dal calcolo costi/benefici, e, perfino, da giudizi morali, e, infine, anche dalle differenze individuali (si pensi alla chiusura dei bambini autistici). Si può decidere, infatti, di non aiutare se si è convinti che la persona in questione ‘meriti di espiare’ oppure se si pensa che debba imparare a ‘cavarsela’. Un elemento che influenza il livello di empatia è la ‘somiglianza’ della persona in difficoltà con l’osservatore; la somiglianza, infatti, ha l’effetto di produrre simpatia o attrazione. È stato dimostrato che se l’osservatore pensa che colui che subisce una punizione o un’ingiustizia ha una personalità simile alla sua, è molto più empatico e più altruista, perché è portato a ricompensarlo e ad aiutarlo. Vedere un’espressione di dolore sul viso di una persona non produce, in sé, un livello alto di attivazione, ma se si viene a conoscenza della morte di una persona cara, l’attivazione è elevata. Esiste un terzo fattore che potrebbe essere definito come ‘disposizione cognitiva’, cioè il punto di vista che una persona adotta quando pensa a colui che ha bisogno di aiuto. Infatti, se si immagina al posto dell’altro, l’empatia aumenta, c’è quindi una maggiore disposizione a dare aiuto. Ultimo, ma non meno importante, è il fattore dell’apprendimento. Gli studi di Aronfreed ed Ekstein dimostrano che, sia i bambini, che gli adulti, possono imparare ad assumere il punto di vista dell’altro. Tuttavia esistono molti fattori che riducono la disponibilità a dare aiuto. Uno di questi, soggettivo, è l’‘umore depresso’, il sentirsi in una posizione di svantaggio e privi delle risorse adeguate. Un altro è il pensare che siano gli altri a dover intervenire: quest’ultimo è chiamato ‘negazione di responsabilità’. C’è poi il fenomeno della diffusione della responsabilità che si verifica quando sono presenti altre persone: ognuno si aspetta l’intervento dell’altro. Darley e Latanè sono stati i primi a studiare questo fenomeno a seguito di un episodio accaduto a New York nel 1964 che fece molto scalpore. Una donna, Kitty Genovese, fu aggredita, di sera, vicino casa sua. Le sue urla raggiunsero almeno trentotto persone che si dimostrarono testimoni passivi e, dopo essere stati spettatori per circa mezz’ora, non chiamarono la polizia, né accorsero in suo aiuto. Gli studiosi conclusero che il comportamento dei vicini dipendeva da tre motivi principali: 1) ‘dispersione della responsabilità’: più testimoni ci sono, meno il singolo individuo si sente responsabile. La ‘dispersione’ aumenta se l’intervento comporta dei rischi e se la persona in difficoltà è straniera o sconosciuta (cioè ‘diversa’); 2) in presenza di testimoni aumenta il timore di aver mal interpretato la situazione; 3) la definizione collettiva della situazione può incoraggiare l’inattività: se una persona vede che gli altri, come lui, guardano senza intervenire, può concludere che la cosa non è grave, né l’aiuto è necessario. Il rapporto tra empatia e altruismo riprende la teoria dello scambio; infatti, secondo i suoi massimi rappresentanti (Thibant, Kelley, Blau) l’individuo cerca di massimizzare i propri profitti e tende a reagire all’altro, nella situazione sociale, in maniera da poter ricavare il massimo possibile dall’interazione. Berkowitz differisce nettamente dalla posizione di Blau e da quella degli altri studiosi teorici dello scambio, contrapponendo agli ‘uomini santi’ alcuni individui portati ad aiutare l’altro senza tener conto di sé. Le posizioni teoriche della psicoanalisi, dello sviluppo cognitivo e quelle dell’apprendimento sono le posizioni più significative nello studio dello sviluppo morale. Mentre la psicoanalisi usa costrutti emozionali e motivazionali per definire lo sviluppo della personalità e sottolinea il ruolo del super-io (costrutto interno) per comprendere la genesi del comportamento morale, le teorie dello sviluppo cognitivo fanno ricorso alle norme e all’acquisizione di norme di principio universali. Le teorie dell’apprendimento, invece, mettono in rilievo l’importanza dei fattori esterni o situazionali per l’attuazione del comportamento morale. Queste teorie si sono interessate, soprattutto, di come gli individui si comportano in situazioni particolari, di quanto tale comportamento possa essere generalizzato ad altre situazioni e di quanto questo stesso comportamento debba considerarsi appreso. Piaget e Kohlberg, anche se con numerose differenze concettuali e di metodo, hanno reso i più famosi contributi nel campo dello sviluppo morale. Entrambi hanno studiato in che modo l’individuo struttura l’ordine morale esterno e come queste strutture variano nel processo evolutivo. Gli studiosi ritengono che lo sviluppo morale si attui attraverso una serie di stadi determinati e distinti qualitativamente, il cui fine ultimo è rappresentato da un senso della giustizia che ha un carattere universale e che si riferisce alla reciprocità tra individui. Ciascuno studio rappresenta un tipo particolare di strategia, autosufficiente e omogeneo, capace di rispondere a quesiti di carattere morale. Con l’applicazione del metodo clinico e del metodo sperimentale, la teoria piagettiana conduce un’analisi del rapporto tra l’intenzionalità dell’azione e le sue conseguenze. Tra lo stadio del realismo morale e quello dell’autonomia morale il concetto che il bambino possiede della regola va sempre più modificandosi; contemporaneamente riesce a valutare la gravità dell’azione e muta di conseguenza la nozione di responsabilità oggettiva. In tutta l’esperienza di Piaget si possono distinguere due tipi opposti di rapporti sociali: rapporti di costrizione e rapporti di cooperazione. I primi sono caratterizzati dalla imposizione dall’esterno di divieti e di regole, i secondi sono capaci di far nascere, all’interno dell’individuo, la coscienza di norme ideali e sono espressione di un equilibrio basato sul rispetto reciproco e sulla uguaglianza. Kohlberg, pur accettando le posizioni di Piaget, secondo cui non è possibile escludere la possibilità di uno stadio di sviluppo successivo a quello delle operazioni formali, propone l’esistenza di nuovi stadi che abbiano una componente cognitiva e strutturale. Negli anni ’70 la scuola di Walster diffuse la teoria dell’equità nella sua formulazione più ampia suscitando l’interesse dei teorici della psicologia sociale e generale. Questa teoria si basa sulla proposizione: l’uomo è ‘egoista’ e tende a massimizzare il suo profitto. Quanto più il comportamento equo è vantaggioso, tanto più è semplice indurre i membri del gruppo a comportarsi equamente. Secondo la teoria dell’equità, quando una persona partecipa una relazione iniqua prova sofferenza. E più è iniqua la relazione maggiore è la sofferenza sperimentata e maggiore è lo sforzo per ristabilire l’equità. Le strategie a disposizione dell’individuo per ristabilire l’equità sono di tue tipi: materiali e psicologiche. Il primo tipo di strategia indica il tentativo di modificare adeguatamente il proprio e l’altrui guadagno; il secondo comporta la distorsione della realtà come ad esempio il deprezzamento della vittima e la minimizzazione della sua sofferenza. Per molti aspetti le relazioni sociali assomigliano a vere e proprie contrattazioni di mercato. Alcuni beni e servizi, infatti, vengono ceduti con la speranza di ottenere un tornaconto, un vantaggio personale. L’individuo, di conseguenza, negozia le proprie azioni con quelle degli altri mirando a conseguire il massimo piacere al minimo costo. Non sempre, però, le relazioni sono fondate sullo sfruttamento. Visto che gli individui sono tesi a ricercare forme di scambio capaci di favorire il piacere ed evitare quelle forme che massimizzano la sofferenza, si dà la preferenza a quelle relazioni che assicurano il massimo vantaggio e piacere reciproco.
Numerosi teorici di scienze sociali sostengono la tesi che l’equità sia uno dei fattori che contraddistinguono la giustizia. Essi sovrappongono al concetto di ‘equità’ quello di ‘eguaglianza’ nella distribuzione delle risorse. Oltre allo sfruttamento che nasce dall’ambiguità delle norme, esiste uno sfruttamento costituzionale all’intero sistema di scambio; esso tende a favorire alcuni individui e a sfavorirne altri. Molte situazioni di scambio coinvolgono problemi psicologici ed è per questo motivo che gli psicologi sociali si sono maggiormente interessati a un tipo particolare di scambio, denominato a ‘motivazione mista’, nel quale il desiderio di cooperare entra in conflitto con il desiderio di sfruttare. I temi della collaborazione e della competizione suscitano l’interesse di molti studiosi, perché temi cruciali delle relazioni interpersonali e comprensivi di una vasta gamma di fenomeni psicologici. L’attenzione alla competizione, piuttosto che alla collaborazione, è sostenuta dall’esigenza di conoscere i comportamenti aggressivi e le componenti ostili dell’interazione. La competizione sembra, infatti, capace di incanalare tali comportamenti in forme di comportamento organizzato e produttivo le cui implicazioni pratiche sono molteplici. Numerose ricerche, sin dagli anni ‘60/’70, hanno preso in esame alcune variabili fondamentali del comportamento di scelta competitivo: la stima di sé, l’autovalutazione sperimentale indotta, la valutazione dell’altro, la valutazione di sé nella percezione dell’altro e la ricompensa, giustamente o ingiustamente, attribuita. Nelle teorie dei giochi di Luce e Raiffa, 1057, le dinamiche motivazionali, che sottendono il processo decisionale dei giocatori, sono riferibili alle teorie dell’utilità, il cui postulato fondamentale è quello della massimizzazione del profitto. La particolare elaborazione di alcuni giochi (‘Dilemma del prigioniero’) e la manipolazione delle condizioni sperimentali, mostravano come non sempre il giocatore riuscisse a mettere in atto un comportamento inteso unicamente alla massimizzazione del proprio guadagno. Al contrario, questi tendeva spesso a operare scelte di una ricompensa giudicata giusta, il che non corrispondeva alla ricompensa massima. La competizione e la collaborazione appaiono, quindi, come aspetti complementari del comportamento nel rapporto interpersonale. È da sottolineare che esiste un complesso rapporto tra autovalutazione e competizione; esso comporterà tre elementi: 1) il dover raggiungere una ricompensa aumenta nel soggetto lo status e l’autostima; 2) l’ammontare della competitività che un soggetto attua in una situazione è influenzato anche dal ‘come’ egli valuta il proprio eventuale successo o fallimento; 3) se un soggetto ha un giudizio valido su se stesso il suo comportamento dovrà convalidarlo e non contraddirlo. Gli studiosi delle situazioni internazionali sostengono che molte nazioni adottano politiche di sfruttamento reciproco e tutto questo non fa altro che scaturire veri e propri preparativi all’aggressione. Perché mai dobbiamo aiutare gli altri e non badare solo a noi stessi? Gli studi confermano che l’altruista si sente bene non solo emotivamente, ma anche fisicamente. La maggiore tranquillità e l’aumento della valorizzazione di sé, dopo aver fatto una buona azione, vengono spiegate dai cardiologi: si regolarizza il metabolismo, si abbassa la pressione arteriosa e si regolarizza il ritmo cardiaco. L’altruismo funziona così, proprio come lo Joga, gli esercizi spirituali e la meditazione. Inoltre la calma indotta dall’attività al servizio del prossimo sembra legata a una riduzione dello stress emotivo. Concordo con Staub che sostiene che abbiamo tutti il potenziale per diventare persone altruiste e sollecite, oppure violente e aggressive. Nessuno sarà altruista se le sue esperienze gli insegnano a curarsi solo di se stesso; ma il legame umano è intrinsecamente gratificante se solo gli permettiamo di svilupparsi. Nel 1962 Osgood propose un modello per la riduzione delle tensioni internazionali, la cosiddetta ‘riduzione graduale della tensione reciproca’ (G.R.I.T.) Mentre aumentava la crisi di Cuba e il 1961 segnava la costruzione del ‘muro di Berlino’, Osgood pubblicò ‘An Alternative to wor and Surrender’ All’autore premeva rovesciare la spirale del riarmo in una situazione di ‘disarmo’, in cui una calcolata riduzione degli armamenti da una parte, dovevano necessariamente  comportare un passo uguale o maggiore della controparte. Osgood, da più di un quarto di secolo, ha dato l’esempio di come anche la psicologia sperimentale e la psicologia sociale possano contribuire a migliorare o a risolvere problematiche internazionali elaborando concetti comportamentali che potrebbero e dovrebbero essere attuati anche in politica. I risultati della ricerca sperimentale hanno dimostrato che la strategia G.R.I.T, la ‘politica dell’esempio reciproco’, può funzionare.
rita pacilio
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 Alcuni riferimenti bibliografici
Gergen, Gergen, Psicologia sociale, Il Mulino
Oneroso Di Lisa , Giustizia, norme e autoregolazione in psicologia sociale, Liguori Editore
Villone Betocchi, Il contributo della psicologia in situazioni di emergenza, Palladio
Asprea Betocchi, Teoria dell’equità e sviluppo morale dall’infanzia all’età adulta, Edisud Salerno
Asprea Betocchi, Il comportamento sociale positivo, Franco Angeli
Anna Oliviero Ferraris, Dall’empatia all’altruismo (Rivista Psicologia contemporanea, Giunti)
Asprea, Processi conoscitivi e variabile culturale nel comportamento competitivo e collaborativo, La Buona stampa.


http://www.lestroverso.it/laltruismo-la-politica-dellesempio-reciproco/


Intervista - Rita Pacilio su Limina Mundi (a cura di Deborah Mega)- Sette domande sulla poesia

Intervista a Rita Pacilio su Limina Mundi (a cura di Deborah Mega)- Sette domande sulla poesia

Proseguiamo con le interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì. Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera. Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è RITA PACILIO.
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1. Al celebre verso refrain della poesia “La verità, vi prego, sull’amore” di Wystan Hugh Auden l’amata poetessa statunitense Emily Dickinson risponde “l’amore è tutto: è tutto ciò che sappiamo dell’amore”, citazioni in forma di dialogo per dire che raramente un poeta ha trascurato di interpretare questo sentimento nelle sue composizioni. Nelle tue poesie l’amore è presente? E se dovessi dire che peso esso ha avuto nella tua scrittura? E nella tua vita? 
Ogni poesia è una poesia d’amore. Non può esserci ‘azione poetica’ senza la spinta dell’amore, perché l’amore è tutto, come dice la Poetessa, ed è tutto ciò che ci fa muovere nel mondo per ‘sentirlo’ e percepirci esseri utili all’esistenza. Nelle mie poesie l’amore è sempre presente, soprattutto credo sia molto vivo nel mio lavoro ‘Gli imperfetti sono gente bizzarra’ (LVF, 2012) in cui parlo di amore fraterno, amore per la bellezza della vita e di imperfezione, quella imperfezione che molto frequentemente, racchiude atti di bellezza e di coscienza, verità e sapienza. Nella mia vita c’è molta emozione, alcuni colpi di scena mi hanno messa a dura prova, ma sono stati momenti protetti da un profondo amore per la mia famiglia, per la mia arte e per gli amici.
2. Tra le poesie di Emily Dickinson è famosa quella del dialogo tra due morti, l’uno per la bellezza, l’altro per la verità. Anche verità e bellezza sono temi importanti della poesia. Pensi che siano irrinunciabili? Che ancora oggi bellezza e verità siano temi presenti al poeta? E in che misura?
I temi della bellezza e della verità sono fondamentali per la poesia,  lo sono sempre stati e forse, sono stati irrinunciabili, perché indispensabili per l’ispirazione. Oggi la bellezza del mondo è messa in crisi dai mutamenti sociali e dalle crisi economico-sociali che hanno catapultato il significato del bello e del vero. Il vero lo si può trovare anche in dinamiche conflittuali e contraddittorie, così come la bellezza: il bello è ciò che spinge l’uomo a ricercarlo e forse, ritornare alle cose semplici potrebbe essere un risvolto positivo all’esasperazione dell’estetica. Il poeta costruisce mondi paralleli alle tragedie e, nonostante la storia si compie, la visione simmetrica, visionaria della realtà che riesce a raccontare l’alternarsi del bello e del brutto, del giorno e della notte, del nascere e del morire. In che misura oggi? In maniera convulsa, sicuramente.
3. L’attività della scrittura si lega all’esperienza e alla memoria. Si potrebbe scrivere poesia senza memoria? In quale misura attingi ai ricordi nella tua poesia?
Non esiste poesia senza memoria, sarebbe un grande paradosso pensare di poter scrivere o leggere un testo poetico fuori dal tempo storico/sociale in cui è nato e fuori dai tempi in cui continua ad essere moderno, attuale. Questa è la poesia: colmare ogni verso di ogni reale passato che ancora ci appartiene. Perché la poesia di Dante è ancora viva e vera oggi? Perché è intrisa del suo momento reale e di ogni realtà di cui la rivestiamo nel corso degli anni. La mia poesia dovrebbe osservare ogni dinamica del mio tempo, e, forse, lo fa, ma sicuramente vado ad attingere nella memoria letteraria e storica per un confronto schietto e originale con il ricordo, impegnandomi a non fare retorica, né, chiaramente, ripetizioni. Il mio vissuto esperienziale passato è una grande ricchezza che preservo, custodisco, a cui faccio riferimento e con cui faccio i conti tutti i giorni, anche nella scrittura.
4. Alcuni dicono che il silenzio, necessario momento di riflessione e di ispirazione, sia indispensabile perché nasca una poesia. Ma il silenzio è anche la poesia, ciò che si è taciuto, che s’interpone tra una parola e l’altra, tra un verso e l’altro. Condividi quest’ importanza attribuita al silenzio in relazione alla poesia? Le tue poesie nascono nel e dal silenzio oppure no?
                                                                                                                                    Sicuramente la riflessione è anche silenzio e concentrazione, preghiera e spoliazione, contraddizione e analisi; ma credo che il silenzio non sia indispensabile per l’ispirazione che può nascere anche nel quotidiano caotico e rumoroso, in cui ci sono pochissimi momenti di silenzio. Le mie poesie e tutta la mia scrittura nascono da studio e concentrazione, pratiche che adempio durante vari momenti della giornata, non necessariamente alla scrivania, nella calma assoluta. Quando prendo i miei appunti mi piace essere tra la gente, osservare e scrivere ovunque, in treno, per strada, al lavoro, appena sveglia. Di solito il silenzio che vivo è quello della notte in cui dormo oppure, in alcuni momenti di insonnia, leggo. Se per silenzio intendiamo il ‘respiro’, la ‘pausa’ tra un verso e l’altro, tra una strofa e l’altra, allora concordo sul fatto che il silenzio sia una essenza fondamentale della poesia.
5.Tra i requisiti necessari della poesia c’è il mistero. Un alone che la circonda, un fascino speciale creato con le parole, che il lettore percepisce come una sorta di sfida al suo intelletto, comunicazione di un segreto, di un interrogativo vitale. Condividi questa idea o pensi che non vi sia relazione tra mistero e poesia?
Ogni opera d’arte, e quindi anche la poesia,  conserva un mistero e il suo segreto! Sono pienamente d’accordo, infatti per questo motivo è difficile dare una definizione piena e vera della poesia.
6.Sono famosi i versi di Pessoa “Il poeta è un fingitore. /Finge così completamente /che arriva a fingere sia dolore/ il dolore che davvero sente.” Con questi versi si intercettano il tema del dolore in poesia e l’ambiguità. Sono elementi presenti nella tua poesia? E in che misura?  
Per ‘fingitore’ mi piace intendere colui che non necessariamente vive in prima persona i drammi umani, ma che li ‘sente’ empaticamente e li fa suoi riportandoli nella sua espressione artistica. Il poeta potrebbe essere, e molto spesso lo è, un ‘interprete’ del mondo, per questo motivo ogni bravo autore può scrivere di tutto! Scrivo spesso del dolore e delle sue dinamiche, sono una studiosa delle scienze sociali e i miei interlocutori, nel lavoro, sono persone, anche minori, a rischio di disagio ed esclusione sociale – economico, esseri umani che vivono comportamenti devianti e che sono in continuo confronto con uno stato emozionale angoscioso e problematico. Spesso parlo in prima persona perché uno degli strumenti del mio lavoro è l’ascolto empatico, quindi per me diventa facile trasferire simbolicamente su me stessa il quotidiano e le eventuali situazioni dolorose per interpretarle e per renderle universali. Riporto sulla carta vicende e pensieri che diventano miei utilizzando gli strumenti che la letteratura mi mette a disposizione, dando voce, così, a chi non sa esprimere la sua realtà.
7.Sempre Pessoa dice “La morte è la curva della strada,/morire è solo non essere visto.” C’è chi pensa che in poesia non si debba parlare di morte e chi invece si confronta con essa. Parli mai di morte nelle tue poesie? Scrivi per sopravvivere alla morte o per esorcizzarla?
In poesia si parla della vita, di ogni suo aspetto che celebriamo, oppure denunciamo! La morte è un risvolto della vita e come si può oscurarla se è insita nella nostra esistenza? In ogni momento siamo vivi e morti, e quando ci affacciamo al destino, all’ignoto, lo siamo in modo sfacciato oppure esorcizzante, ironico oppure melodrammatico. Quando scrivo mi capita di ricordare momenti legati a persone che non ci sono più, a fare riflessioni sulla caducità delle cose, sulla precarietà del mondo, e nonostante abbia soffermato la mia attenzione sulle ferite e sulle problematiche sociali, mi piace avere lo sguardo verso una continuazione dell’umanità. Dopo aver fatto l’esperienza di pre-morte, di cui ho parlato nel mio lavoro in prosimetro ‘Non camminare scalzo’ (Edilet, 2011) mi spaventa molto la ipotetica fine dello spirito, per questo motivo mi adopero a curare la mia fede e la speranza per l’eterna vita dell’anima.
NOTA BIOGRAFICA
Rita Pacilio (Benevento 1963) è poeta, scrittrice, collaboratrice editoriale, sociologa, mediatrice familiare. Curatrice di lavori antologici, editing, lettura/valutazione testi poetici e brevi saggi, è autrice di alcuni saggi tra cui La fede come metafora comunicativa: è possibile la fede sociale? (Fara, 2013). Per l’Università degli Studi del Sannio ha collaborato al saggio Famiglia e società. Organizza e promuove eventi culturali. Ha pubblicato prefazioni, approfondimenti, articoli, recensioni e note di lettura su riviste, blog di settore. Presidente e giurata di premi letterari e di associazioni culturali ha coordinato laboratori e progetti di poesia nelle scuole. Sue recenti pubblicazioni di poesia: Gli imperfetti sono gente bizzarra (La Vita Felice 2012),Quel grido raggrumato (La Vita Felice 2014), Il suono per obbedienza – poesie sul jazz (Marco Saya Edizioni 2015). Per la narrativa: Non camminare scalzo (Edilet Edilazio Letteraria 2011). La principessa con i baffi(Scuderi Edizioni 2015) è la sua fiaba per bambini.



Partecipazione - Bologna 29 giugno 2016 - 'Poesia Eros e Fantasia ... aperitivo in terrazza. Rita Pacilio in lettura



Programma:

- 18.00  Accoglienza Ospiti e pubblico

- 18.30  Inizio Conferenza:

-         Relatori Dante Maffia ( scrittore, poeta, critico letterario, professore Università La Sapienza Roma):
“Quali colombe dal disio chiamate” Lettura di poesie erotiche

-         Fabio Canessa  (scrittore, giornalista, critico cinematografico, professore  Università di Aristan e del Giudicato Perduto d'Arborea):
“Storia e storie della poesia erotica”


-  Intervista a Lara Saint Paul (cantante, discografica di livello internazionale) ospite d’onore della serata

-  19.30  Aperitivo sulle terrazze dell’Hotel

-         20.45  Reading di poesia erotica internazionale con intermezzi di Burlesque da parte delle attrici Alessandra Merico e Barbara Cerrato, musica dal vivo con il sax di Cristian di Domenico. Poeti e traduttori partecipanti: Rita Pacilio, Giancarlo Sissa, Rosalba de Filippis, Ottavio Rossani, Marco Saja, Valerio Grutt, Giuseppe Nibali, Laura Corraducci, Claudia Zironi, Graziella Sidoli.



- 22.00 Intervento conclusivo della serata: concerto per violino e pianoforte dei maestri Roberto Sechi e Roberto Issoglio gentilmente offerto da Paola Bussodori con i violini del maestro liutaio Giuseppe Selva.

Partecipazione - Montesarchio Chiostro Del Comune 18 giugno 2016 CAUDIUM POETRY II : il mito , l'appartenenza , l'identità...attraverso la poesia - Rita Pacilio in lettura


La Proloco di Montesarchio è lieta di invitarvi all'evento a cura di Angela Ragusa

Interverranno i poeti:
Cenzino D'Apruzzo, Fanco Martino, Anita Napolitano, Carlo Parente, Natale Porritiello, Raffaele Urraro, Mario Volpe, Michele la Montagna, Rita Pacilio, Giuseppe Vetromile.
Allieterà il cantante Rino Oliva con brani dal suo nuovo spettacolo "Napul'è...'o calore e l'alleria...".
Accompagneranno il maestro Franscesco Di Santo, le coriste Bice Sabatino ed Elvira Dello Russo e il coro "La Piazza incantata" dell'IC2 diretti dalla prof. Maria Zuzzolo



Partecipazione - Roma 14 luglio 2016 Rita Pacilio in lettura

14 luglio al Tempietto - Roma




Roma Estate - Concerti del Tempietto
Organizzati da Angelo Filippo Jannoni Sebastianini, coadiuvato per lo spazio Poesia da Anita Tiziana Laura Napolitano, Luana Trabuio, Jean Bruschini e Carla De Angelis. Per info. www.tempietto.it
Tempietto in progress... Siamo lieti di annunciarvi alcuni degli altisonanti nomi della Musica e della Poesia del panorama letterario contemporaneo...e tra non molto tanti altri.
FESTIVAL MUSICALE DELLE NAZIONI
Notti Romane al Teatro di Marcello
Chiostro di Campitelli al Teatro di Marcello
Piazza Campitelli, 9 – Roma
Notti Romane - organizzate da Angelo Filippo Iannoni Sebastianini coadiuvato per lo spazio Poesia da Anita Tiziana Laura Napolitano, Jean Bruschini, Luana Trabuio e Carla De Angelis.
Domenica 10 Luglio 2016 ore 19:30
con i Poeti: Claudio Damiani, Irma Immacolata Palazzo, Raffaele Urraro, Tiziana Marini, Gabriella Giuliani.
ore 20.30
BEETHOVEN: SONATA OP. 27 N. 2 “AL CHIARO DI LUNA”
CHOPIN: SONATA OP. 35, STUDI OP. 25 NN. 11 e 12 & BALLATA N. 1 OP. 23
Michele Pentrella (pianoforte)
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Roma – Estate ai Concerti del Tempietto
FESTIVAL MUSICALE DELLE NAZIONI
Notti Romane al Teatro di Marcello
Chiostro di Campitelli al Teatro di Marcello
Piazza Campitelli, 9 – Roma
Giovedì 14 Luglio 2016 ore 19:30
con i Poeti: Rita Pacilio, Letizia Leone, Cristina Sparagana, Iolanda La Carrubba, Sarah Panatta, Amedeo Morrone, Salvatore Contessini e Laura Pezzola.
ore 20.30
CARULLI MOLINO
DIABELLI: SONATA OP. 68, SONATA OP. 71, GRANDE SONATA BRILLANTE OP. 102
HUMMEL: POT-POURRI OP. 53
DUO DIABELLI
Giuseppe Maria Ficara (chitarra)
Letizia Innocenti (pianoforte)
Musiche di A. Diabelli (Sonatina in La Maggiore Op. 68, Sonata in Re Maggiore Op. 71, Grande Sonata brillante in Re Minore Op. 102); F. e G. Carulli (Duo in Re Op. 134); J. N. Hummel (Pot-Pourri Op. 53); F. Molino (Notturno n. 1 Op. 36)
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Roma – Estate ai Concerti del Tempietto
FESTIVAL MUSICALE DELLE NAZIONI
Notti Romane al Teatro di Marcello
Chiostro di Campitelli al Teatro di Marcello
Piazza Campitelli, 9 – Roma
Domenica 17 Luglio 2016 ore ore19:30
Con i Poeti: Sonia Giovannetti, Giuseppe Vetromile, Antonietta Gnerre, Enza Armiento, Antonella Pagano e Mariastella Eisemberg.
20.30
SCHUBERT LISZT BARTÓK
SCHUMANN: WALDSZENEN OP. 82
Elia Cecino (pianoforte)
Musiche di F. Schubert (Drei Klavierstucke D 946); F. Liszt (Valse de l’opera Faust de Gounod S 407); R. Schumann (Waldszenen Op. 82); B. Bartók (Two Rumanian Dances Op. 8/a)
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Roma – Estate ai Concerti del Tempietto
FESTIVAL MUSICALE DELLE NAZIONI
Notti Romane al Teatro di Marcello
Chiostro di Campitelli al Teatro di Marcello
Piazza Campitelli, 9 – Roma
Domenica 24 Luglio 2016 ore 19:30
con i Poeti: Stefania Di Lino, Cinzia Marulli Ramadori, Elisabetta Bagli, Antonella Rizzo, Serena Maffia e Massimo Pacetti.
ore 20.30
CHOPIN LISZT
Cinzia Dato (pianoforte)
Musiche di F. Chopin (Studi Op. 25 nn. 1, 2, 3, 4, 8, 9 e 12; Andante Spianato e Grande Polacca Brillante Op. 22); F. Liszt (Funerailles, Liebestraum - Sogno d’amore n. 3, Harmonies du Soir, Grand Galop Cromatique S. 219 bis)
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Roma – Estate ai Concerti del Tempietto
FESTIVAL MUSICALE DELLE NAZIONI
Notti Romane al Teatro di Marcello
Chiostro di Campitelli al Teatro di Marcello
Piazza Campitelli, 9 – Roma
Domenica 31 Luglio 2016 ore 19:30
con i Poeti: Anna Manna, Alfonso Angrisani, Benedetta Tomasello, Lorenzo Poggi, Annamaria Giannini e Marzia Badaloni.
ore 20.30
SCHUBERT: SIX MOMENTS MUSICAUX D 780
CHOPIN: SONATA OP. 35
LISZT: WILDE JAGD & VALSE DE L’OPERA FAUST DE GOUNOD
Allegra Ciancio (pianoforte)
Musiche di F. Schubert (Six moments musicaux D 780); F. Liszt (Étude d'exécution transcendante n. 8 “Wilde Jagd” S 139, Valse de l’Opera “Faust” de Gounod); F. Chopin (Sonata n. 2 in Si b Minore Op. 35);
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Roma – Estate ai Concerti del Tempietto
FESTIVAL MUSICALE DELLE NAZIONI
Notti Romane al Teatro di Marcello
Chiostro di Campitelli al Teatro di Marcello
Piazza Campitelli, 9 – Roma
Domenica 4 Settembre 2016 ore:19:30
con i Poeti: Terry Olivi, Valeria Serofilli, Lidia Popa, Diana Cavorso, Giuseppe Tacconelli, Marco Bruni.
ore 20:30
GRAZYNA BACEWICZ: SONATA DA CAMERA (1947)
BEETHOVEN: SONATA IN DO MINORE OP. 30 N. 2
Mieczysław Szlezer (violino)
Danuta Mroczek – Szlezer (pianoforte)

Partecipazione - Terzigno 21 giugno 2016 Le isole si accendono ... Rita Pacilio tra gli ospiti







Partecipazione - Sant'Anastasia 22 giugno 2016 Rita Pacilio presenta 'Percorsi' di Cinzia Marulli , LVF 2016



 IL CIRCOLO LETTERARIO ANASTASIANO
- L'ASSOCIAZIONE CULTURALE "CIRCUITO D'ARTE"

Per il Ciclo degli Appuntamenti Letterari al London Park di Sant'Anastasia,

presentano

"PERCORSI" 
di Cinzia Marulli

Poesia e Musica al London Park
Mercoledì 22 giugno 2016, ore 18.00

Programma:

- Presentazione del libro "Percorsi", di Cinzia Marulli, La Vita Felice, 2016: Rita Pacilio in dialogo con l'Autrice.

- Saluti d'accoglienza: Natale Porritiello e la poesia del cuore.

- Reading di poesia con:
Mariastella Eisenberg, Aldo Ferraris, Melania Panico, Raffaele Urraro.

- Intermezzi musicali Daniela Esposito in "poe-fisarmonicando".

Modera Giuseppe Vetromile.

Ingresso libero, è gradita la presenza di tutti.