Biobliografia di Rita Pacilio



Bibliografia dell’Artista Rita Pacilio

Pacilio Rita è nata a Benevento, Sociologo, Mediatore familiare e dei conflitti interpersonali Poeta, Scrittrice, Collaboratore editoriale si occupa di Poesia, di critica letteraria, di metateatro, di letteratura per l’infanzia e di Vocal jazz

Enzo Garinei nell’anno 2004 propose a teatro testi poetici dell’autrice e alcune filastrocche sono state rappresentate in manifestazioni teatrali per bambini.

Pubblicazioni di poesia

·        “Luna, stelle…e altri pezzi di cielo”; Edizioni Scientifiche Italiane – Prefazione Felice Casucci  - anno 2003
·        “Tu che mi nutri di Amore Immenso” Silloge Sacra Nicola Calabria Editore (Patti, ME) Prefazione Padre Domenico Tirone settembre 2005
·        “Nessuno sa che l’urlo arriva al mare” Nicola Calabria Editore (Patti, ME) Prefazione Felice Casucci settembre 2005
·        “Ciliegio Forestiero” LietoColle collana Erato maggio 2006 – Nota M. Camelliti
·        “Tra sbarre di tulipani”  LietoColle collana Aretusa giugno 2008 – Nota M. Camelliti
·        “Alle lumache di aprile” LietoColle  collana Aretusa giugno 2010 prefazione A. Rigamonti e postfazione G. Linguaglossa
·        “Di ala in ala” (Pacilio – Moica) LietoColle  collana Aretusa febbraio 2011 Prefazione Dante Maffia.
·         “Gli imperfetti sono gente bizzarra” La Vita Felice novembre 2012 – Prefazione Davide Rondoni
·        “Il cigno del lago” Pulcino Elefante di A. Casiraghi 8 aprile 2013
·        “Quel grido raggrumato” La Vita Felice gennaio 2014
·        “Il suono per obbedienza” Marco Saya Edizioni, 2015
·        “Prima di andare” La Vita Felice, 2016

·        Discografia: ‘Infedele’ Splasc(h)Records; ‘Altri versi in jazz’; ‘Jazz in versi’.
·        Coordinamento in sala di registrazione del Cd ‘Gramaglie e frattaglie’ di Fortuna Della Porta’
·        Coordinamento artistico in performance poetico/teatrali


Pubblicazioni di narrativa

·        “Non camminare scalzo” Edilet Edilazio Letteraria – Narrativa - Prefazione Raffaello Utzeri e nota critica Giorgio Linguaglossa novembre 2011


Pubblicazioni di letteratura per l’infanzia
·       “La principessa con i baffi” Scuderi Edizioni, 2015


Pubblicazioni di note critiche e di recensioni a firma di Rita Pacilio per riviste e blog di settore:


LietoColle sito di Michelangelo Camelliti Editore; La Vita Felice sito di Gerardo Mastrullo Editore; Marco Saya Editore sito ; EstroVerso periodico culturale di Grazia Calanna e Luigi Carotenuto; Imperfetta Ellisse blog di Giacomo Cerrai; SannioLife blog  di Maria Grazia Porceddu, Le Voci della Luna rivista culturale di Fabrizio Bianchi; Oubliette Magazine periodico culturale, Agorà periodico sannita, blog rai news.it di Luigia Sorrentino.

           
      Pubblicazioni di sociologia, articoli e brevi saggi:


  • ·        “Quaderni del Centro Studi di Diritto Comunitario” della Facoltà di Economia e del Dipartimento di Studi Giuridici, Politici e Sociali dell’Università degli Studi del Sannio  ‘Famiglia e società’ (Introduzione e Parte III: “Al di la delle parole” a cura di Rita Pacilio) 


  • ·        Collaborazione alla pubblicazione riferita al Progetto SANNIOIMPRESA approvato dal Ministero delle Attività Produttive-Direzione Generale della Cooperazione- Divisione III- a valere sui fondi 3% nell’ambito dell’iniziativa di promozione e sviluppo della cooperazione- art. 11 comma 6, legge 59/92- Circolare ministeriale n. 88/2000, dal titolo “Progetto SANNIOIMPRESA” attivazione e consolidamento dei percorsi, delle metodologie e della struttura per la creazione di un incubatore di impresa nella Provincia di Benevento”.


  • ·        Collaborazione alla pubblicazione riferita al progetto SANNIOIMPRESA dal titolo “Imprese e qualità nella provincia di Benevento”.


  • ·        ‘Chi scrive ha fede?’ ‘La fede come metafora comunicativa: è possibile la fede sociale?’ Antologia e approfondimenti FaraEditore anno 2012










  • ·        Il bambino e il linguaggio poetico

(EstroVerso – periodico culturale – http://www.lestroverso.it/il-bambino-e-il-linguaggio-poetico/)

  • ·        I sensi di colpa 

(EstroVerso – periodico culturale – http://www.lestroverso.it/i-sensi-di-colpa/)

  • ·        Una donna della psicanalisi: Margaret Mahler


  • ·        Il poeta è lo psicologo dell’ombra?

– (EstroVerso – periodico culturale – (http://www.lestroverso.it/il-poeta-e-lo-psicologo-dellombra/)





  • ·        L’altruismo: la politica dell’esempio reciproco

(EstroVerso – periodico culturale – http://www.lestroverso.it/author/rita-pacilio/)

                 
Laboratori di poesia:

  • ·        Coordinamento del laboratorio di poesia Progetto Seme – Poesia nelle scuole – LietoColle Edizioni anno 2001, Liceo Scientifico Galilei/A. Vetrone di Benevento. Antologia ‘Mobile Poetry: l’etereo viaggio del seme’ LC 2011
  • ·        Collaborazione laboratorio di poesia Progetto Seme – Poesia nelle scuole – LietoColle Edizioni anno 2011 , 3^A Scuola Primaria ‘G. Marconi San Giovanni Suergiu (Ca) e 2^C Scuola Statale Secondaria di 1° grado ‘E. d’Arborea – A Lamarmora’ Iglesias anno 2011
  • ·        Collaborazione per il progetto ‘Stregati dalla lettura’ Associazioni Promotrici: Fondazione Bellonci e Piccoli Maestri, una scuola di lettura per ragazzi (sezione di Benevento) Coordinamento: Anna Lisa De Mercurio


Premi:


  • ·        “Luna, stelle…e altri pezzi di cielo” luglio 2003 (vince il Primo Premio sezione “libro edito al Concorso Nazionale “Calicantus” I Edizione indetto da “ Il Gazzettino del Tirreno” (ME anno 2005)”.
  • ·        “Tra sbarre di tulipani” (riceve la Menzione d’onore Premio Bellizzi anno 2010),
  • ·        “Alle lumache di aprile” riceve segnalazione speciale della Giuria a Rita Pacilio con la raccolta ‘Alle lumache di aprile’ (2010) Lietocolle Edizioni - 15^ Edizione Premio Letterario Nazionale di Poesia e Narrativa ‘Città di San Leucio del Sannio’ (Sezione C-Poesia edita); il riconoscimento di Merito Artistico Premio Made in Italy S. Agata de’ Goti per lo stesso anno 2010 e la medaglia ArTelesiaFestival 2010 Premio speciale all’Autrice Rita Pacilio distintasi quale migliore Artista Sannita dell’anno.
  • ·        ‘Parlano in segreto due sedie’ Premio Verba Agrestia IX Edizione – 2011 (Inedito, Tema: L’utopia)
  • ·        “Non camminare scalzo” Premio Assoluto Terzo Millennio 2012, sezione Libro Edito Narrativa.
  • ·        Album ‘Infedele’: PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA E NARRATIVA DON LUIGI DI LIEGRO V Edizione 2012 –  Sezione Video-Poesia – ‘Mare magnetico’


  • ·        “Gli imperfetti sono gente bizzarra”  Primo Premio XXVII edizione, 2013 del Premio Laurentum per la poesia edita. Secondo Premio Concorso Letterario Viareggio Carnevale 2013; ; Primo Premio sez. Poesia Edita 'Premio Nazionale di poesia edita e inedita Francesco Graziano III Edizione 2013'; selezionato rosa finalisti Premio Camaiore Edizione 2013; selezionato prima rosa finalisti Premio Tirinnanzi Edizione 2013


  • ·        “Quel grido raggrumato” Primo Premio Poesia Edita ‘Tra Secchia e Panaro 2014’ XX Edizione; Primo Premio Poesia Edita Premio Letterario Internazionale ‘Città di Mesagne XII Edizione’.


  • ·        Riconoscimento alla Carriera: San Salvatore Telesino, il 24.07.2013 Rita Pacilio, autrice de "Gli imperfetti sono gente bizzarra", ha ricevuto il Premio da Ente Premio Anselmo Mattei, riservato ad artisti con particolare dedizione allo swing e al jazz. Il Presidente Gianluca Pacelli ha così motivato l'assegnazione del Premio Anselmo Mattei a Rita Pacilio: 'La Giuria del Premio Nazionale Anselmo Mattei ha inteso consegnare il riconoscimento per l'anno 2013 alla giovane artista Rita Pacilio, per la singolare capacità di contaminare la poesia con la musica jazz dimostrando notevole talento artistico e profonda raffinatezza culturale; un'anima musicale pura e di spiccata raffinatezza espositiva. L'augurio è che il Premio Anselmo Mattei potrà rivelarsi un viatico positivo per una carriera costellata da grandi successi e meritati traguardi artistici’.


  • ·        Riconoscimento all’Attività Artistica: Manziana (Lazio) 29.12.13 L'Associazione Culturale Art & Ground di Manziana assegna a Rita Pacilio, nell'ambito della manifestazione 'Derive e Rivelazioni', Progetto “Artisti in Via De Sanctis - II^ Edizione” 29 dic 13, il Premio di Riconoscimento all'Attività Artistica. (La targa in rame è incisa con tecnica acquaforte)


  • ·        Riconoscimento alla Carriera: La commissione del Premio del Concorso Nazionale di Poesia ‘Premio Antigone’ Città di Ceppaloni, III Edizione, ha inteso attribuire un premio per l’attività D’Arte e di Pensiero a Rita Pacilio, artista poliedrica sannita distintasi per l’estro e la raffinatezza stilistica nel corso degli anni sia nella poesia che nella musica (ritira la targa il 31 agosto 2014 a Ceppaloni, Chiostro S. Antonio).




Nell’agosto 2006 l’autrice presenta al grande pubblico il progetto “Parole e musica” - Jazz in versi: contaminazioni.
Si tratta di una proposta progettuale ideata e curata dalla Pacilio che sceglie per alcune sue liriche la musica di Claudio Fasoli, noto compositore, arrangiatore, sassofonista di fama internazionale, il pianoforte di Massimo Colombo e di Antonello Rapuano, la chitarra di Giovanni Francesca e la tromba di Luca Aquino. Dal progetto nasce l’Album dal titolo ‘Infedele’, musiche free/jazz e testi poetici dell’autrice.  
           Gli accompagnamenti jazzistici, l’utilizzo delle improvvisazioni degli strumenti e l’educazione al suono tecnico, colto e raffinato creano la giusta atmosfera per parlare attraverso la poesia un linguaggio universale: l’emozione.
La scelta del repertorio è legata alla voglia di proiettare con immediatezza il senso profondo dell’esperienza umana e musicale della tradizione ormai consolidata del jazz moderno. C’è la sottile ricerca della poesia jazzistica capace di conciliare con arcana naturalezza swing e colloquialità di fraseggio, immaginazione musicale e intimità comunicativa. Carisma.

Collaborazioni artistiche:

            Ha collaborato con Enzo Garinei, Umberto Aucone, Pietro Condorelli, Luca Aquino, Gianluca Grasso, Gianluigi Goglia, Claudio Fasoli, Massimo Colombo, Antonello Rapuano, Giovanni Francesca, Stefano Capobianco, Corrado Aloise, Carlo Lomanto, Peppe Timbro, Luigi Polsini.
Ha seguito masterclass con Jay Clayton, Eva Simontacchi, G. Mena, Rossella Mollo, Paola Arnesano, Carlo Lomanto, M. Tamburini.


Partecipazioni:

“Sannio Fest” 2006 , “Ceppaloni jazz e blues” 2006/2007, “Quattro notti e più … di luna piena 2006/2007 ” “Artisticamente parlando 2008”, Festival jazz ‘Special event’ al Doria a Milano 2010, 2011, 2012, “Festival jazz di Torre Gaia 2009”, ‘Silenzi in forma di poesia’ 2009, ‘Ore di jazz’ al Club jazz Charleston ad Avellino 2009/2010, Estate a Roma 2009: “Roman’s lungo il Tevere 2009”, Festival Padova jazz 2009, Festival ‘Riverberi’ – ‘Hiatus in tuba’ 2010, ‘Tornando a casa’ Radio Rai 1ospite di Enrica Bonaccorti 2010, ‘Notturno italiano’ Radio Rai 1ospite di Ida Guglielmotti 2011, Festival‘Educare alla bellezza III Edizione’ Letture in Villa Celimontana a Roma con Davide Rondoni, Festival della Poesia e della pittura ad Arcumeggia (Pacilio – Majorino-Rigamonti) 2011, Radio Rai  web7 – ‘Il mare non bagna Napoli’, intervista in due puntate a Rita Pacilio a cura di Francesca Vitale 2012, Festival Bià jazz di Abbiategrasso 2012, Festival della poesia di Sezze 2012, Palazzo Senatorio Roma, giorno della memoria 2012, Kinà Art Cafè 2012, Castello Aragonese di Ischia 2012, Telese Terme - VII ed. del Memorial-Premio "Cesare Alterio"2012, NettunoPhotoFestival Edizione 2012, Nettuno: I Edizione ‘La luna nel lago - Notte bianca della poesia 2012, "ROYAL JAZZ FESTIVAL 2012", ‘Note e versi’ al Teatro San Carlino di Brescia 2013 e al Teatro Principessa Isabella Torino 2014, Intervista a Radio Hinterland 2013, Festival della Letteratura di Milano 2013, Nettuno ‘Pronunce al buio’ 2013, Rapallo Seminario di poesia dal tema ‘Chi scrive ha fede?’ 2013, ‘Universidiversi’ Comune di Padova 2013, Poetry Caudium 2013, Estate in versi I Edizione 2013 Pratola Serra, Cortile Carcere Borbonico di Avellino ‘L'angolo del poeta 2013’, SHINGLE22J, Biennale d’Arte Contemporanea di Anzio e Nettuno quarta edizione, dedicata al tema “Donna” 2013, Reading poetico ‘I poeti della rosa’ a Domicella (AV); ‘Piccolo Festival dell’essenziale’ Tempio di Adriano Roma 2013; Pozzuoli: Accademia Aeronautica 2013– ‘La poesia vola alta’; ‘FestivArt della follia’ a Torino 2014; ‘Poesia Sospesa’ a Napoli 2014; ‘3 poeti nel regno di Seshat’Napoli 2014; Festival della Letteratura di Milano 2013/2014; FestinaLente Telesia: Terra e cielo, Festival di poesia e musica 2014; Rassegna poetica: ‘Veduta Leopardi’; Rassegna Aperipo-Etica 2015. Festival della poesia nella cortesia a San Giorgio del Sannio. Semifinalista Kantafestival 2009.


Contatti:

Web site:   

email:         ritapacilio@gmail.com 



Poesia - Bologna"ZU-ART" il giardino delle Arti' gestito dalla Fondazione Zucchelli, sotto la pregevole direzione di Davide Rondoni 12 settembre 2016 - Presentazione dell'antologia poetica 'Una luce sorveglia l'infinito' (Tutto è misericordia) LVF, 2016 curatrici Rita Pacilio e Antonietta Gnerre




 Il 12 settembre 2016, alle ore 19,00, l'Antologia 'Una luce sorveglia l'infinito' (Tutto è Misericordia) curata da Antonietta Gnerre e Rita Pacilio, verrà inserita nel programma letterario di "ZU-ART" il giardino delle Arti' gestito a Bologna dalla Fondazione Zucchelli, sotto la pregevole direzione di Davide Rondoni. Lo spazio è davvero suggestivo, nel cuore di Bologna e molto frequentato anche da giovani. Nel giardino è possibile consumare aperitivi deliziosi. 
Vi anticipiamo che, nella stessa serata, è prevista la presenza e la lettura di testi di altri due autori, Morasso e Davoli. 
Si ringrazia Cinzia Demi per la fattiva collaborazione e il carissimo amico Davide Rondoni per l'ospitalità. 
Saranno presenti Davide Rondoni, Guido Oldani, Cinzia Demi, Marco Bellini, Diana Battaggia e le due curatrici.

È la parola stessa – capax aeterni – a chiedere al
poeta di essere portata in grembo con obbediente
e creativa ospitalità, un grembo che sia cuore 
attentissimo non solo alla voce del cielo, ma anche 
alla storia del mondo e al respiro della vita.  
Padre Bernardo Francesco Gianni



Questo libro è unito da una forza che diventa impronta, suono, colore, immagine. Il titolo, tratto da un verso di Piero Bigongiari, rispecchia il percorso spirituale di quest’antologia, lo spirito che viaggia nel mondo. I testi sono vestiti da una fragranza che sboccia dal fiore della mente, dall’osservazione e da quei riverberi silenziosi che legano le cose. Il corpo poetico, ricco di fragilità e sapienza, di natura e volontà, di verifica e visione, resiste al crollo occasionale della scelleratezza umana e salva dal pericolo di vuoto l’intimità universale del mondo. È un compito arduo, quello del poeta, partorire e nutrire il corpo di ogni nato trasfigurando, in maniera letteraria, il corpus animae di tutti. Ereditiamo, quindi, innumerevoli microfacce, spesso immaginate, articolate, amplificate e finte, che ci inseriscono in altrettanti ventri in cui sintetizziamo bisogni e desideri, conflitti e idee. Se il corpo continua a cercare la pace interiore e quella sociale, nonostante l’edificazione e i crolli delle guerre, le mercificazioni, le ideologie e le mitologie, l’anima mira anche alla gioia, alla misericordia e al perdono attraverso il silenzio e la preghiera. 
Riconoscere la dignità da parte dei letterati illuminati è un’azione nobile, che l’uomo deve compiere, per sentirsi parte attiva e responsabile del cosmo. Il bene comune presuppone il rispetto del­la persona umana in quanto tale, con diritti fon­damentali e inalienabili, ordinati al suo sviluppo integrale. L’atto misericordioso di Dio diventa carne e famiglia, oggetti e natura, architettura, pensiero intellettuale e poesia.

dall’introduzione delle curatrici


Gli Autori

Antonella Anedda
Marco Bellini
Nicola Bultrini
Claudio Damiani
Cinzia Demi
Giuseppe Langella
Eliza Macadan
Guido Oldani
Elio Pecora
Davide Rondoni
Morten Søndergaard


http://poesia.lavitafelice.it/evento-bologna-12916-una-luce-sorveglia-linfinito-tutto-e-misericordia-3035.html

Partecipazione - Benevento 4 settembre 2016 rassegna d'arte 'Città spettacolo' ospiterà la performance di Rita Pacilio 'La principessa con i baffi' - coreografie StudioDanza94 di Carmen Pepe




‘La principessa con i baffi’
performance poetico/teatrale tratta dall’omonima fiaba
edita Giovanna Scuderi Edizioni, 2015

di
Rita Pacilio

coreografie a cura di StudioDanza94 di Carmen Pepe



Le realtà possibili, attraverso il pensiero narrativo, si ricollegano a temi antichi che ci portano anche ai personaggi delle fiabe e, dietro a ogni fiaba, si custodiscono valori sempre vivi e utilizzati su cui costruire un ipotetico modello di mondo. Così accade per ‘La principessa con i baffi’, una storia che rimanda a vizi e virtù, tradizioni, costumi e usanze del passato all’interno dei quali i personaggi entrano in relazione con il lettore in base a un principio di coerenza con le sue leggi e non con quelle che regnano in un altro mondo.



La performance poetico/teatrale, ‘La principessa con i baffi’, prende il titolo dall’omonima raccolta poetica di Rita Pacilio edita Scuderi Edizioni, 2015. Imparare a ‘stare nelle storie’ educa alla riflessione e all’esperienza creativa aiutando a prevenire fenomeni di stereotipia e di emarginazione sociale/culturale; infatti attraverso le immagini e le parole i bambini interagiscono con la memoria storica e con le proprie emozioni confrontandosi con l’alterità  e con i propri stati d’animo che il testo suscita.  


Rita Pacilio (Benevento 1963) è poeta, scrittrice, collaboratrice editoriale, sociologa, mediatrice familiare, performer. Curatrice di lavori antologici, editing, lettura/valutazione testi poetici e brevi saggi, è autrice di alcuni saggi tra cui La fede come metafora comunicativa: è possibile la fede sociale? (Fara, 2013). Per l’Università degli Studi del Sannio ha collaborato al saggio Famiglia e società. Organizza e promuove eventi culturali. Ha pubblicato prefazioni, approfondimenti, articoli, recensioni e note di lettura su riviste, blog di settore. Presidente e giurata di premi letterari e di associazioni culturali ha coordinato laboratori e progetti di poesia nelle scuole. Sue recenti pubblicazioni di poesia: Gli imperfetti sono gente bizzarra (La Vita Felice 2012), Quel grido raggrumato (La Vita Felice 2014), Il suono per obbedienza – poesie sul jazz (Marco Saya Edizioni 2015). Per la narrativa: Non camminare scalzo (Edilet Edilazio Letteraria 2011). La principessa con i baffi (Scuderi Edizioni 2015) è la sua fiaba per bambini.



STUDIODANZA94 (www.studiodanza94.it), con sede operativa a San Giorgio del Sannio, da 21 anni opera sul territorio provinciale. Al centro di ogni sua disciplina, la danza.  La danza come espressione sociale, la danza unita al teatro, la danza come linguaggio poetico, la ricerca di nuove forme di danza. La scuola concentra il proprio operato sullo studio della danza classica, avvalendosi di un team altamente qualificato. Ospite periodico della scuola a cui spetta la formazione tecnica mensile degli allievi nonché lo svolgimento e la presidenza  degli esami accademici, la maestra Luisa Signorelli, (www.luisasignorelli.it) diplomata alla Royal Academy of Dancing di Londra e all’Accademia Nazionale di Danza di Roma, ideatrice e direttrice artistica di diversi eventi nazionali e internazionali sulla danza





Partecipazione - San Giorgio del Sannio 3 settembre 2016 'La terrazza letteraria dei Marzani' presentazione del libro 'Prima di andare' LVF, 2016 di Rita Pacilio


Poesia - 'Prima di andare' - poesie di Rita Pacilio - La Vita Felice, 2016





Prima di andare è un lavoro poetico composto da coordinate emozionali e razionali che si intrecciano in una relazione indissolubile e, talvolta, inconsapevole, attraverso un reticolato in versi di alto ed elegante livello stilistico e linguistico. Rita Pacilio, studiosa dell’essere umano e dei contesti psico-sociali, confessa la vita di una donna anziana che, grazie al ricordo del suo amore, tiene in vita la memoria del mondo. Diverse le tematiche sottese tra scienza e coscienza: la solitudine e la frustrazione dell’ammalato, l’indifferenza sociale, la dimenticanza correlata ad alcune patologie cliniche che mettono a dura prova quella parte del cervello che custodisce la memoria a breve e a lungo termine e, inoltre, l’amore, in tutte le sue forme, amore come vera e unica motivazione di vita. Il testamento simbolico e spirituale è per l’umanità intera: il dialogo interno, momento di ascolto delle crisi dell’esistenza, controlla gli stati d’animo replicando le gioie del passato, i‘pensieri automatici e gli errori senza commiserazione o distorsioni autolesionistiche e costruisce valutazioni adeguate che facilitano il processo di rielaborazione. Cinque lettere d’amore e trentanove poesie, suddivise in quattro sezioni - Ti scrivo dal mio niente, Guardare il vento, sapere il vento, Riaffiorare, Nel posto dove volano gli uccelli, in cui vengono mostrate accuratamente la caducità delle cose e la permanenza dei sentimenti.
(dalla quarta di copertina)



Prima lettera


Come riuscirebbe il mare a dire come mi sento e sento l’averti conosciuto e amato? Come dirti la lama bianca che mi ha sventrato il torace e poi il filo che ha ricucito, aperto, richiuso a strati, cellula dopo cellula, pazientemente, portando dentro i fiori, i pesci, il tuo cuore vivo? 
Un trapianto, un’anima indifesa nella mia: eri un braccio d’edera, un cespuglio, una collina intera. Vieni a vedere chi sono diventata, inavvertitamente, apparsa sul mio volto, mentre da lontano, da lontanissimo albeggi gli attimi mutilati ai miei. Pulso attonita ogni debolezza che ti appartiene e resta vivo il moncone della mia scellerata grazia: ecco chi sono per genealogia compiuta. Una prodezza che il possesso e l’innesto della fibra può rendere vivo, possibile. Sono una razza nuova. Sono vecchia, per questo posso partorire nascite straordinarie e cuori sacri, l’aria degli anni infiniti e andati, l’infanzia, i rami vivi poggiati sulle spalle, tutti i segreti degli andirivieni, della fatica, del tremendo amore battuti a zig-zag in un crescendo verticale, un soprassalto a trama stretta. Un’altitudine, un traliccio in cui passa la filovia, il tram, il circuito di esperienze e storie, gli schiamazzi, le parole fioche, le abitudini che avevamo. Sono io la storia. Sembri lo scialle di mia madre sul collo freddo e bianco, come la barca arrivata sulla riva, sul litorale più vicino agli sciacalli, adesso sei sul mio collo, tra il cervello e le spalle, sei pensiero. Tu non tornare se pensi che qui puoi annegare, impantanarti centimetro dopo centimetro nella sabbia, nella mia vita che hai abbandonato. La mia età è sabbia appiccicosa e liscia, sono quel rimedio irrimediabile, infaticabile e chiaro che si attacca alla pelle, alla camicia, al resto dell’orgoglio, del midollo che scommettiamo quando ti lasciavo e ti riprendevo senza consolarti. Sono pentita di non averti sorriso abbastanza, ma, non procedere nella mente con tutto il peso minaccioso. Torna indietro nell’acqua limpida e lunare, in quel manto turchese e rotondo in cui resti immortale. Proteggiti dal tempo che passa e ti rende incerto ai miei occhi. Resta vivo e sii brezza. Vorrei custodirti nel palmo della mano, dove annoto lo scambio dei significati. Non perderti, vorrei non perderti nuovamente, questa volta per colpa mia, del mio andare avanti inesorabile nella dimenticanza, ma se ti ho smarrito, amore, devi accostarti con prepotenza alla mia assenza e piangere con me. Sì, ti sto dimenticando e stai andando lontano alla svelta. Queste mattine, in cui scrivo come bisogno naturale, mi abbandono alla consapevolezza della radice che siamo stati, che sei, che eri. Quando mantengo le distanze dalla fine procedo in uno stato di ingegnosa eccitazione e mi sforzo di apparire un’altra, di sembrare un risentimento intatto, per niente scusabile. Per questo devo ripetere il tuo nome, il mio nome, la storia che ci ha chiamati.


Fino alla parte scomposta di un tramonto


I nervi entrano ed escono dalla guerra
invocano la grazia solenne
del ritorno. Non ignorerò l’ardore di chi
siamo stati, sarò vigile ogni sera
quando le peonie sfioriranno
sezionerò il tramonto e ogni segno del creato
sul filo esasperato del mare aperto. Mi allungherò
fresca d’amore sotto al soffitto
di domani. Volerò acuta per svuotare
la libertà dalla condanna di qualcosa.


*** 

Quando sono qui non ho parole
lascio fuori il mio uragano
incustodito, lascio a casa 

la rabbia di cenere e carbone,
la tua bestemmia
pronunciata in basso, fino allo scorno
persuadendo il vizio dell’amore.

Le ore e i giorni ci portano contro
ci scontentano la vita, il letto,
questa miserabile ombra che scende
prima del tramonto, prima dell’inedia.

Certo non lo fai apposta ad andare via
fanno così le persone anziane, senza
speranza, fanno come te quando ti bagni 
gli occhi e poi scompaiono naturalmente.



Il sognatore senza piedi


Quel desiderio inconfondibile di sparire
rimpicciolire nei filamenti di una lumaca 
scendere nella terra in maniera sottile

sfumare al crepuscolo

tu fai così quando saccheggi il mio cervello
ti infili nell’insensatezza della mente
                   lo chiami sogno e io inquietudine.
Accendi la sigaretta dopo il bacio

per la prima volta contempli il soffitto
fai spazientire
le lettere stracciate nel cestino

le cartoline.

Poi imposti la direzione del braccio
lacrimogeno per non intossicare la gola,

servo la cena con dedizione. 
Assottigliandomi verso l’uscita
brancolo spaiata e sbieca negli ultimi passi.


***

Mi sono allungata accanto a te l’altra sera
sembravo diluita nella lacrima distesa
avvertivo il cambiamento dell’intelligenza
le parole mi abitavano con una forza viva

forse il mio seno si preparava a rotolare via
dalla lontananza sfiorandoti come qualcosa
rimasta laggiù, in un giorno andato, accartocciato,
lavato dalla pioggia e scolorito 

un tempo di paure o mille ceneri 
come fossero teli che ci condensano e ingrigiscono
una seconda volta, ripetendo ombre in tanti soli,
città stellari dove vorrei vivere, fatte di lapilli

e piccole promesse. Sei tu il bradisismo di cristallo
sei tu il petto solitario e le mille donne nude
di schiena sullo scoglio, strette tra rose e ginestre 
incorniciate
lì per te darò alla luce una calla dal cuore giallo. 


http://www.lavitafelice.it/scheda-libro/rita-pacilio/prima-di-andare-9788877996006-367483.html

https://limeslitere.wordpress.com/2016/08/22/rita-pacilio-prima-di-andare-la-vita-felice-edizioni-2016/

https://cosmopoliblog.wordpress.com/




Articolo - L’altruismo: la politica dell’esempio reciproco Di Rita Pacilio In 2016, Anno X - Numero 1, Società & Sapere, Sommario l'EstroVerso / 5 luglio 2016


Gli anni ‘60/’80’ sono anni in cui si sono sviluppati gli studi sul comportamento d’aiuto, di altruismo prosociale in genere. Sotto il termine di ‘comportamento prosociale’ si nascondono molte sfumature di un’unica modalità dell’agire umano, che ha come fine quello di proteggere, favorire o mantenere il benessere di un determinato oggetto sociale. In questo campo il termine ‘prosociale’ è inteso come capacità cognitiva nei confronti dell’altro, come tendenza, cioè a percepire i bisogni altrui, ad assumerne le prospettive, ad entrare in rapporto empatico e a reagire emotivamente in congruenza con la situazione. In questa direzione è andata la ricerca, che tendeva a individuare i vari aspetti delle influenze reciproche nei comportamenti di aiuto in un’ottica internazionale che comprende i due soggetti della relazione: chi dà e chi riceve o richiede aiuto. Tuttavia, in questi ultimi anni, gli studiosi delle discipline sociali hanno volto la loro attenzione sulla interazione della seconda categoria, cioè hanno individuato nuclei di interesse molto particolari nei processi cognitivi e motivazionali delle persone che chiedono o ricevono l’aiuto. A partire dagli anni ’80 si assiste a un accrescimento degli studi volti ad approfondire i processi di richiesta di aiuto sia nell’ambito delle teorie dello scambio e della reciprocità, sia in quello della responsabilità sociale. Il tema del comportamento di aiuto si presenta ricco di gradazioni legate alla complessità delle motivazioni che possono indurre le persone ad arrecare o meno aiuto agli altri o, anche, ribaltando la questione dal punto di vista del soggetto che riceve l’aiuto o che dovrebbe richiederlo, alle motivazioni che inducono a chiedere o a non chiedere l’aiuto, ad accettare o rifiutare quello offerto. Anche se aiutare il prossimo in difficoltà rappresenta un valore moralmente approvato, tuttavia, possono sorgere nell’ipotetico aiutante, conflitti e timori circa un eventuale pericoloso coinvolgimento personale o circa il rispetto della privacy e dell’altrui autostima, e questi comportamenti possono, di conseguenza, creare risposte ostili ed essere oggetto di condanna. Il comportamento prosociale che Staub definisce ‘comportamento sociale positivo’, teso al beneficio degli altri, può essere classificato lungo varie dimensioni: il grado di beneficio che riesce a produrre in favore dell’altro; il grado e il tipo di sacrifici richiesti a colui che agisce; l’intenzione che si suppone alla base dell’azione. La motivazione altruista può essere prodotta dal desiderio di fare il proprio dovere, di assolvere a un obbligo o può essere sostenuto dal desiderio di ottenere benefici di varia natura per se stessi. Reykowski distingue quattro tipi di comportamento: 1) altruistico che prevede un sacrificio personale; 2) di aiuto che implica solo i costi naturali dell’azione (tempo, sforzo necessario); 3) di cooperazione che si propone scopi personali e sociali; 4) di considerazione, cioè, un comportamento che, evitando di danneggiare la società e i suoi membri, cura i propri interessi. La letteratura scientifica indica come determinanti del comportamento prosociale tre classi di motivi: 1) l’individuo può essere motivato dal desiderio di avvantaggiare se stesso; 2) la motivazione per tale comportamento può essere costituita dai valori, credenze e norme interiorizzate o sviluppate nel corso dell’esperienza; 3) l’empatia. Hoffman, autore di numerosi studi sull’altruismo, definisce l’empatia come un’attività emotiva, una risposta affettiva appropriata alla situazione di qualcun altro. Batson e Coke concordano con questa definizione: le persone, dunque, entrano in risonanza con le emozioni degli altri. Questa attitudine è appresa o innata? Alcuni studi recenti, ricavati da osservazioni di bambini di varie età, nel loro ambiente normale di vita, dimostrano che l’attitudine a entrare in relazione con gli altri, è precoce, ciò, tuttavia, non significa che bambini e adulti rispondano sempre in modo empatico e che alcuni non provino piacere nel vedere le sofferenze altrui. Anna Oliviero Ferraris, in un suo articolo, sostiene che è indiscutibile che questa probabile tendenza ‘fusionale’ di origine biologica, in una specie poco istintiva come la nostra, può essere rinforzata, ma anche ostacolata nella sua espressione da fattori di apprendimento, di cultura, dal calcolo costi/benefici, e, perfino, da giudizi morali, e, infine, anche dalle differenze individuali (si pensi alla chiusura dei bambini autistici). Si può decidere, infatti, di non aiutare se si è convinti che la persona in questione ‘meriti di espiare’ oppure se si pensa che debba imparare a ‘cavarsela’. Un elemento che influenza il livello di empatia è la ‘somiglianza’ della persona in difficoltà con l’osservatore; la somiglianza, infatti, ha l’effetto di produrre simpatia o attrazione. È stato dimostrato che se l’osservatore pensa che colui che subisce una punizione o un’ingiustizia ha una personalità simile alla sua, è molto più empatico e più altruista, perché è portato a ricompensarlo e ad aiutarlo. Vedere un’espressione di dolore sul viso di una persona non produce, in sé, un livello alto di attivazione, ma se si viene a conoscenza della morte di una persona cara, l’attivazione è elevata. Esiste un terzo fattore che potrebbe essere definito come ‘disposizione cognitiva’, cioè il punto di vista che una persona adotta quando pensa a colui che ha bisogno di aiuto. Infatti, se si immagina al posto dell’altro, l’empatia aumenta, c’è quindi una maggiore disposizione a dare aiuto. Ultimo, ma non meno importante, è il fattore dell’apprendimento. Gli studi di Aronfreed ed Ekstein dimostrano che, sia i bambini, che gli adulti, possono imparare ad assumere il punto di vista dell’altro. Tuttavia esistono molti fattori che riducono la disponibilità a dare aiuto. Uno di questi, soggettivo, è l’‘umore depresso’, il sentirsi in una posizione di svantaggio e privi delle risorse adeguate. Un altro è il pensare che siano gli altri a dover intervenire: quest’ultimo è chiamato ‘negazione di responsabilità’. C’è poi il fenomeno della diffusione della responsabilità che si verifica quando sono presenti altre persone: ognuno si aspetta l’intervento dell’altro. Darley e Latanè sono stati i primi a studiare questo fenomeno a seguito di un episodio accaduto a New York nel 1964 che fece molto scalpore. Una donna, Kitty Genovese, fu aggredita, di sera, vicino casa sua. Le sue urla raggiunsero almeno trentotto persone che si dimostrarono testimoni passivi e, dopo essere stati spettatori per circa mezz’ora, non chiamarono la polizia, né accorsero in suo aiuto. Gli studiosi conclusero che il comportamento dei vicini dipendeva da tre motivi principali: 1) ‘dispersione della responsabilità’: più testimoni ci sono, meno il singolo individuo si sente responsabile. La ‘dispersione’ aumenta se l’intervento comporta dei rischi e se la persona in difficoltà è straniera o sconosciuta (cioè ‘diversa’); 2) in presenza di testimoni aumenta il timore di aver mal interpretato la situazione; 3) la definizione collettiva della situazione può incoraggiare l’inattività: se una persona vede che gli altri, come lui, guardano senza intervenire, può concludere che la cosa non è grave, né l’aiuto è necessario. Il rapporto tra empatia e altruismo riprende la teoria dello scambio; infatti, secondo i suoi massimi rappresentanti (Thibant, Kelley, Blau) l’individuo cerca di massimizzare i propri profitti e tende a reagire all’altro, nella situazione sociale, in maniera da poter ricavare il massimo possibile dall’interazione. Berkowitz differisce nettamente dalla posizione di Blau e da quella degli altri studiosi teorici dello scambio, contrapponendo agli ‘uomini santi’ alcuni individui portati ad aiutare l’altro senza tener conto di sé. Le posizioni teoriche della psicoanalisi, dello sviluppo cognitivo e quelle dell’apprendimento sono le posizioni più significative nello studio dello sviluppo morale. Mentre la psicoanalisi usa costrutti emozionali e motivazionali per definire lo sviluppo della personalità e sottolinea il ruolo del super-io (costrutto interno) per comprendere la genesi del comportamento morale, le teorie dello sviluppo cognitivo fanno ricorso alle norme e all’acquisizione di norme di principio universali. Le teorie dell’apprendimento, invece, mettono in rilievo l’importanza dei fattori esterni o situazionali per l’attuazione del comportamento morale. Queste teorie si sono interessate, soprattutto, di come gli individui si comportano in situazioni particolari, di quanto tale comportamento possa essere generalizzato ad altre situazioni e di quanto questo stesso comportamento debba considerarsi appreso. Piaget e Kohlberg, anche se con numerose differenze concettuali e di metodo, hanno reso i più famosi contributi nel campo dello sviluppo morale. Entrambi hanno studiato in che modo l’individuo struttura l’ordine morale esterno e come queste strutture variano nel processo evolutivo. Gli studiosi ritengono che lo sviluppo morale si attui attraverso una serie di stadi determinati e distinti qualitativamente, il cui fine ultimo è rappresentato da un senso della giustizia che ha un carattere universale e che si riferisce alla reciprocità tra individui. Ciascuno studio rappresenta un tipo particolare di strategia, autosufficiente e omogeneo, capace di rispondere a quesiti di carattere morale. Con l’applicazione del metodo clinico e del metodo sperimentale, la teoria piagettiana conduce un’analisi del rapporto tra l’intenzionalità dell’azione e le sue conseguenze. Tra lo stadio del realismo morale e quello dell’autonomia morale il concetto che il bambino possiede della regola va sempre più modificandosi; contemporaneamente riesce a valutare la gravità dell’azione e muta di conseguenza la nozione di responsabilità oggettiva. In tutta l’esperienza di Piaget si possono distinguere due tipi opposti di rapporti sociali: rapporti di costrizione e rapporti di cooperazione. I primi sono caratterizzati dalla imposizione dall’esterno di divieti e di regole, i secondi sono capaci di far nascere, all’interno dell’individuo, la coscienza di norme ideali e sono espressione di un equilibrio basato sul rispetto reciproco e sulla uguaglianza. Kohlberg, pur accettando le posizioni di Piaget, secondo cui non è possibile escludere la possibilità di uno stadio di sviluppo successivo a quello delle operazioni formali, propone l’esistenza di nuovi stadi che abbiano una componente cognitiva e strutturale. Negli anni ’70 la scuola di Walster diffuse la teoria dell’equità nella sua formulazione più ampia suscitando l’interesse dei teorici della psicologia sociale e generale. Questa teoria si basa sulla proposizione: l’uomo è ‘egoista’ e tende a massimizzare il suo profitto. Quanto più il comportamento equo è vantaggioso, tanto più è semplice indurre i membri del gruppo a comportarsi equamente. Secondo la teoria dell’equità, quando una persona partecipa una relazione iniqua prova sofferenza. E più è iniqua la relazione maggiore è la sofferenza sperimentata e maggiore è lo sforzo per ristabilire l’equità. Le strategie a disposizione dell’individuo per ristabilire l’equità sono di tue tipi: materiali e psicologiche. Il primo tipo di strategia indica il tentativo di modificare adeguatamente il proprio e l’altrui guadagno; il secondo comporta la distorsione della realtà come ad esempio il deprezzamento della vittima e la minimizzazione della sua sofferenza. Per molti aspetti le relazioni sociali assomigliano a vere e proprie contrattazioni di mercato. Alcuni beni e servizi, infatti, vengono ceduti con la speranza di ottenere un tornaconto, un vantaggio personale. L’individuo, di conseguenza, negozia le proprie azioni con quelle degli altri mirando a conseguire il massimo piacere al minimo costo. Non sempre, però, le relazioni sono fondate sullo sfruttamento. Visto che gli individui sono tesi a ricercare forme di scambio capaci di favorire il piacere ed evitare quelle forme che massimizzano la sofferenza, si dà la preferenza a quelle relazioni che assicurano il massimo vantaggio e piacere reciproco.
Numerosi teorici di scienze sociali sostengono la tesi che l’equità sia uno dei fattori che contraddistinguono la giustizia. Essi sovrappongono al concetto di ‘equità’ quello di ‘eguaglianza’ nella distribuzione delle risorse. Oltre allo sfruttamento che nasce dall’ambiguità delle norme, esiste uno sfruttamento costituzionale all’intero sistema di scambio; esso tende a favorire alcuni individui e a sfavorirne altri. Molte situazioni di scambio coinvolgono problemi psicologici ed è per questo motivo che gli psicologi sociali si sono maggiormente interessati a un tipo particolare di scambio, denominato a ‘motivazione mista’, nel quale il desiderio di cooperare entra in conflitto con il desiderio di sfruttare. I temi della collaborazione e della competizione suscitano l’interesse di molti studiosi, perché temi cruciali delle relazioni interpersonali e comprensivi di una vasta gamma di fenomeni psicologici. L’attenzione alla competizione, piuttosto che alla collaborazione, è sostenuta dall’esigenza di conoscere i comportamenti aggressivi e le componenti ostili dell’interazione. La competizione sembra, infatti, capace di incanalare tali comportamenti in forme di comportamento organizzato e produttivo le cui implicazioni pratiche sono molteplici. Numerose ricerche, sin dagli anni ‘60/’70, hanno preso in esame alcune variabili fondamentali del comportamento di scelta competitivo: la stima di sé, l’autovalutazione sperimentale indotta, la valutazione dell’altro, la valutazione di sé nella percezione dell’altro e la ricompensa, giustamente o ingiustamente, attribuita. Nelle teorie dei giochi di Luce e Raiffa, 1057, le dinamiche motivazionali, che sottendono il processo decisionale dei giocatori, sono riferibili alle teorie dell’utilità, il cui postulato fondamentale è quello della massimizzazione del profitto. La particolare elaborazione di alcuni giochi (‘Dilemma del prigioniero’) e la manipolazione delle condizioni sperimentali, mostravano come non sempre il giocatore riuscisse a mettere in atto un comportamento inteso unicamente alla massimizzazione del proprio guadagno. Al contrario, questi tendeva spesso a operare scelte di una ricompensa giudicata giusta, il che non corrispondeva alla ricompensa massima. La competizione e la collaborazione appaiono, quindi, come aspetti complementari del comportamento nel rapporto interpersonale. È da sottolineare che esiste un complesso rapporto tra autovalutazione e competizione; esso comporterà tre elementi: 1) il dover raggiungere una ricompensa aumenta nel soggetto lo status e l’autostima; 2) l’ammontare della competitività che un soggetto attua in una situazione è influenzato anche dal ‘come’ egli valuta il proprio eventuale successo o fallimento; 3) se un soggetto ha un giudizio valido su se stesso il suo comportamento dovrà convalidarlo e non contraddirlo. Gli studiosi delle situazioni internazionali sostengono che molte nazioni adottano politiche di sfruttamento reciproco e tutto questo non fa altro che scaturire veri e propri preparativi all’aggressione. Perché mai dobbiamo aiutare gli altri e non badare solo a noi stessi? Gli studi confermano che l’altruista si sente bene non solo emotivamente, ma anche fisicamente. La maggiore tranquillità e l’aumento della valorizzazione di sé, dopo aver fatto una buona azione, vengono spiegate dai cardiologi: si regolarizza il metabolismo, si abbassa la pressione arteriosa e si regolarizza il ritmo cardiaco. L’altruismo funziona così, proprio come lo Joga, gli esercizi spirituali e la meditazione. Inoltre la calma indotta dall’attività al servizio del prossimo sembra legata a una riduzione dello stress emotivo. Concordo con Staub che sostiene che abbiamo tutti il potenziale per diventare persone altruiste e sollecite, oppure violente e aggressive. Nessuno sarà altruista se le sue esperienze gli insegnano a curarsi solo di se stesso; ma il legame umano è intrinsecamente gratificante se solo gli permettiamo di svilupparsi. Nel 1962 Osgood propose un modello per la riduzione delle tensioni internazionali, la cosiddetta ‘riduzione graduale della tensione reciproca’ (G.R.I.T.) Mentre aumentava la crisi di Cuba e il 1961 segnava la costruzione del ‘muro di Berlino’, Osgood pubblicò ‘An Alternative to wor and Surrender’ All’autore premeva rovesciare la spirale del riarmo in una situazione di ‘disarmo’, in cui una calcolata riduzione degli armamenti da una parte, dovevano necessariamente  comportare un passo uguale o maggiore della controparte. Osgood, da più di un quarto di secolo, ha dato l’esempio di come anche la psicologia sperimentale e la psicologia sociale possano contribuire a migliorare o a risolvere problematiche internazionali elaborando concetti comportamentali che potrebbero e dovrebbero essere attuati anche in politica. I risultati della ricerca sperimentale hanno dimostrato che la strategia G.R.I.T, la ‘politica dell’esempio reciproco’, può funzionare.
rita pacilio
*
 Alcuni riferimenti bibliografici
Gergen, Gergen, Psicologia sociale, Il Mulino
Oneroso Di Lisa , Giustizia, norme e autoregolazione in psicologia sociale, Liguori Editore
Villone Betocchi, Il contributo della psicologia in situazioni di emergenza, Palladio
Asprea Betocchi, Teoria dell’equità e sviluppo morale dall’infanzia all’età adulta, Edisud Salerno
Asprea Betocchi, Il comportamento sociale positivo, Franco Angeli
Anna Oliviero Ferraris, Dall’empatia all’altruismo (Rivista Psicologia contemporanea, Giunti)
Asprea, Processi conoscitivi e variabile culturale nel comportamento competitivo e collaborativo, La Buona stampa.


http://www.lestroverso.it/laltruismo-la-politica-dellesempio-reciproco/


Intervista - Rita Pacilio su Limina Mundi (a cura di Deborah Mega)- Sette domande sulla poesia

Intervista a Rita Pacilio su Limina Mundi (a cura di Deborah Mega)- Sette domande sulla poesia

Proseguiamo con le interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì. Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera. Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è RITA PACILIO.
12234888_10206112142616797_5488795980190367303_n
1. Al celebre verso refrain della poesia “La verità, vi prego, sull’amore” di Wystan Hugh Auden l’amata poetessa statunitense Emily Dickinson risponde “l’amore è tutto: è tutto ciò che sappiamo dell’amore”, citazioni in forma di dialogo per dire che raramente un poeta ha trascurato di interpretare questo sentimento nelle sue composizioni. Nelle tue poesie l’amore è presente? E se dovessi dire che peso esso ha avuto nella tua scrittura? E nella tua vita? 
Ogni poesia è una poesia d’amore. Non può esserci ‘azione poetica’ senza la spinta dell’amore, perché l’amore è tutto, come dice la Poetessa, ed è tutto ciò che ci fa muovere nel mondo per ‘sentirlo’ e percepirci esseri utili all’esistenza. Nelle mie poesie l’amore è sempre presente, soprattutto credo sia molto vivo nel mio lavoro ‘Gli imperfetti sono gente bizzarra’ (LVF, 2012) in cui parlo di amore fraterno, amore per la bellezza della vita e di imperfezione, quella imperfezione che molto frequentemente, racchiude atti di bellezza e di coscienza, verità e sapienza. Nella mia vita c’è molta emozione, alcuni colpi di scena mi hanno messa a dura prova, ma sono stati momenti protetti da un profondo amore per la mia famiglia, per la mia arte e per gli amici.
2. Tra le poesie di Emily Dickinson è famosa quella del dialogo tra due morti, l’uno per la bellezza, l’altro per la verità. Anche verità e bellezza sono temi importanti della poesia. Pensi che siano irrinunciabili? Che ancora oggi bellezza e verità siano temi presenti al poeta? E in che misura?
I temi della bellezza e della verità sono fondamentali per la poesia,  lo sono sempre stati e forse, sono stati irrinunciabili, perché indispensabili per l’ispirazione. Oggi la bellezza del mondo è messa in crisi dai mutamenti sociali e dalle crisi economico-sociali che hanno catapultato il significato del bello e del vero. Il vero lo si può trovare anche in dinamiche conflittuali e contraddittorie, così come la bellezza: il bello è ciò che spinge l’uomo a ricercarlo e forse, ritornare alle cose semplici potrebbe essere un risvolto positivo all’esasperazione dell’estetica. Il poeta costruisce mondi paralleli alle tragedie e, nonostante la storia si compie, la visione simmetrica, visionaria della realtà che riesce a raccontare l’alternarsi del bello e del brutto, del giorno e della notte, del nascere e del morire. In che misura oggi? In maniera convulsa, sicuramente.
3. L’attività della scrittura si lega all’esperienza e alla memoria. Si potrebbe scrivere poesia senza memoria? In quale misura attingi ai ricordi nella tua poesia?
Non esiste poesia senza memoria, sarebbe un grande paradosso pensare di poter scrivere o leggere un testo poetico fuori dal tempo storico/sociale in cui è nato e fuori dai tempi in cui continua ad essere moderno, attuale. Questa è la poesia: colmare ogni verso di ogni reale passato che ancora ci appartiene. Perché la poesia di Dante è ancora viva e vera oggi? Perché è intrisa del suo momento reale e di ogni realtà di cui la rivestiamo nel corso degli anni. La mia poesia dovrebbe osservare ogni dinamica del mio tempo, e, forse, lo fa, ma sicuramente vado ad attingere nella memoria letteraria e storica per un confronto schietto e originale con il ricordo, impegnandomi a non fare retorica, né, chiaramente, ripetizioni. Il mio vissuto esperienziale passato è una grande ricchezza che preservo, custodisco, a cui faccio riferimento e con cui faccio i conti tutti i giorni, anche nella scrittura.
4. Alcuni dicono che il silenzio, necessario momento di riflessione e di ispirazione, sia indispensabile perché nasca una poesia. Ma il silenzio è anche la poesia, ciò che si è taciuto, che s’interpone tra una parola e l’altra, tra un verso e l’altro. Condividi quest’ importanza attribuita al silenzio in relazione alla poesia? Le tue poesie nascono nel e dal silenzio oppure no?
                                                                                                                                    Sicuramente la riflessione è anche silenzio e concentrazione, preghiera e spoliazione, contraddizione e analisi; ma credo che il silenzio non sia indispensabile per l’ispirazione che può nascere anche nel quotidiano caotico e rumoroso, in cui ci sono pochissimi momenti di silenzio. Le mie poesie e tutta la mia scrittura nascono da studio e concentrazione, pratiche che adempio durante vari momenti della giornata, non necessariamente alla scrivania, nella calma assoluta. Quando prendo i miei appunti mi piace essere tra la gente, osservare e scrivere ovunque, in treno, per strada, al lavoro, appena sveglia. Di solito il silenzio che vivo è quello della notte in cui dormo oppure, in alcuni momenti di insonnia, leggo. Se per silenzio intendiamo il ‘respiro’, la ‘pausa’ tra un verso e l’altro, tra una strofa e l’altra, allora concordo sul fatto che il silenzio sia una essenza fondamentale della poesia.
5.Tra i requisiti necessari della poesia c’è il mistero. Un alone che la circonda, un fascino speciale creato con le parole, che il lettore percepisce come una sorta di sfida al suo intelletto, comunicazione di un segreto, di un interrogativo vitale. Condividi questa idea o pensi che non vi sia relazione tra mistero e poesia?
Ogni opera d’arte, e quindi anche la poesia,  conserva un mistero e il suo segreto! Sono pienamente d’accordo, infatti per questo motivo è difficile dare una definizione piena e vera della poesia.
6.Sono famosi i versi di Pessoa “Il poeta è un fingitore. /Finge così completamente /che arriva a fingere sia dolore/ il dolore che davvero sente.” Con questi versi si intercettano il tema del dolore in poesia e l’ambiguità. Sono elementi presenti nella tua poesia? E in che misura?  
Per ‘fingitore’ mi piace intendere colui che non necessariamente vive in prima persona i drammi umani, ma che li ‘sente’ empaticamente e li fa suoi riportandoli nella sua espressione artistica. Il poeta potrebbe essere, e molto spesso lo è, un ‘interprete’ del mondo, per questo motivo ogni bravo autore può scrivere di tutto! Scrivo spesso del dolore e delle sue dinamiche, sono una studiosa delle scienze sociali e i miei interlocutori, nel lavoro, sono persone, anche minori, a rischio di disagio ed esclusione sociale – economico, esseri umani che vivono comportamenti devianti e che sono in continuo confronto con uno stato emozionale angoscioso e problematico. Spesso parlo in prima persona perché uno degli strumenti del mio lavoro è l’ascolto empatico, quindi per me diventa facile trasferire simbolicamente su me stessa il quotidiano e le eventuali situazioni dolorose per interpretarle e per renderle universali. Riporto sulla carta vicende e pensieri che diventano miei utilizzando gli strumenti che la letteratura mi mette a disposizione, dando voce, così, a chi non sa esprimere la sua realtà.
7.Sempre Pessoa dice “La morte è la curva della strada,/morire è solo non essere visto.” C’è chi pensa che in poesia non si debba parlare di morte e chi invece si confronta con essa. Parli mai di morte nelle tue poesie? Scrivi per sopravvivere alla morte o per esorcizzarla?
In poesia si parla della vita, di ogni suo aspetto che celebriamo, oppure denunciamo! La morte è un risvolto della vita e come si può oscurarla se è insita nella nostra esistenza? In ogni momento siamo vivi e morti, e quando ci affacciamo al destino, all’ignoto, lo siamo in modo sfacciato oppure esorcizzante, ironico oppure melodrammatico. Quando scrivo mi capita di ricordare momenti legati a persone che non ci sono più, a fare riflessioni sulla caducità delle cose, sulla precarietà del mondo, e nonostante abbia soffermato la mia attenzione sulle ferite e sulle problematiche sociali, mi piace avere lo sguardo verso una continuazione dell’umanità. Dopo aver fatto l’esperienza di pre-morte, di cui ho parlato nel mio lavoro in prosimetro ‘Non camminare scalzo’ (Edilet, 2011) mi spaventa molto la ipotetica fine dello spirito, per questo motivo mi adopero a curare la mia fede e la speranza per l’eterna vita dell’anima.
NOTA BIOGRAFICA
Rita Pacilio (Benevento 1963) è poeta, scrittrice, collaboratrice editoriale, sociologa, mediatrice familiare. Curatrice di lavori antologici, editing, lettura/valutazione testi poetici e brevi saggi, è autrice di alcuni saggi tra cui La fede come metafora comunicativa: è possibile la fede sociale? (Fara, 2013). Per l’Università degli Studi del Sannio ha collaborato al saggio Famiglia e società. Organizza e promuove eventi culturali. Ha pubblicato prefazioni, approfondimenti, articoli, recensioni e note di lettura su riviste, blog di settore. Presidente e giurata di premi letterari e di associazioni culturali ha coordinato laboratori e progetti di poesia nelle scuole. Sue recenti pubblicazioni di poesia: Gli imperfetti sono gente bizzarra (La Vita Felice 2012),Quel grido raggrumato (La Vita Felice 2014), Il suono per obbedienza – poesie sul jazz (Marco Saya Edizioni 2015). Per la narrativa: Non camminare scalzo (Edilet Edilazio Letteraria 2011). La principessa con i baffi(Scuderi Edizioni 2015) è la sua fiaba per bambini.