Partecipazione - Festival letterario 'Donne con la Penna' Castello Aragonese (Ischia) Presentazione 'Non camminare scalzo' di Rita Pacilio (Edilet Edilazio Letteraria)18 luglio 2012


DONNE CON LA PENNA
Piccola rassegna di scritture al Femminile


Il meraviglioso panorama del Castello Aragonese farà da scenario a Donne con la Penna, piccola rassegna  di scritture al femminile, patrocinata dal Comune di Ischia, con la collaborazione de La Gaia Scienza e Albergo Il Monastero Castello Aragonese Ischia.
Da martedì 17 Luglio alle ore 21, presso la libreria La Gaia Scienza, ai piedi del Castello Aragonese, ad aprire la rassegna letteraria sarà la poesia con il libro “Agave” (Lieto Colle editore) della poetessa Cinzia Marulli.
Mercoledì 18 Luglio alle ore 21, l’ospite sarà Il Monologo Teatrale, con “Non camminare scalzo” (Edilet editore) della scrittrice e performer Rita Pacilio.
Si prosegue giovedì 19 luglio, sempre alle ore 21, con il Fantasy “A volo d’angelo” (Felici Editore) della scrittrice Tjuna Notarbartolo.
Chiude la rassegna venerdì 20 luglio, alle ore 21, il romanzo erotico “Epistolario erotico tra due internauti sconosciuti” (Giovane Holden edizioni) della scrittrice Manuela Minelli con la partecipazione straordinaria dell’attore Franco Javarone.
A condurre gli incontri, la giornalista Anna Fermo.

Recensione - Rita Pacilio su 'Sulla strada per Leobschutz' di Daniele Santoro La Vita Felice 2012

Sulla strada per Leobschutz
Daniele Santoro La Vita Felice 2012
commento di Rita Pacilio

Nel mondo del poeta la parola memoria ha un significato precipuo che configura il valore morale di premura nei confronti di un passato storico rimasto indifeso.  Nel volume poetico Sulla strada per Leobschutz (La Vita Felice 2012) Daniele Santoro recita la scena del destino dell’attore e del narratore che, attraverso la voce del poeta, assume le identità ora della vittima e ora del carnefice. Lo strazio delle vicende dell’olocausto sono coniugate in una testimonianza reale ed esemplare che riportano alla luce la verità imperdonabile e crudele degli eventi storici di quegli anni accuratamente documentati dall’Autore. Santoro affonda la ricerca nel mistero della morte inflitta e del soffio vitale attraverso episodi strazianti lasciando al lettore la pausa della riflessione e il palpitante disprezzo di tanta ingiustificata sorte. L’Autore, quindi, restituisce la Realtà alla realtà senza mezze misure: l’opera poetica diventa il testimone della lettura della storia favorendo l’interpretazione oggettiva dei tempi. La sensibilità dell’osservazione poetica cade sui silenzi enormi dei destini senza natura degli ebrei abbandonati agli abissi fisici e mentali dei campi di sterminio. La poesia diventa il nucleo allegorico e metaforico della storia e si mette al servizio della conoscenza affinché la denuncia non permetta più al mondo di cadere a picco in quel mondo. L’uomo pensa, Dio ride recita così un proverbio ebraico e chissà se le metamorfosi della crudeltà umana hanno permesso davvero a Dio di ridere di tanto dolore annunciato e taciuto, con viltà e prepotenza, dagli stessi aguzzini. Santoro si affaccia sul grande teatro interiore dell’umanità con stile poetico ricco di figure retoriche di alta liricità. Lo stile linguistico ricorda i Maestri del secondo novecento assumendo un carattere artistico potente e di solidità tra la lucida coscienza e il desiderio di uscire da se stessa senza che avvenga la spaccatura tra la parola e la cosa.
Era poggiata ad un tronco d’albero e cantava sigilla la consegna di Daniele Santoro: l’esistenza umana nonostante il tempo e lo spazio, il fallimento e l’orrore, si distende oltre la stessa vita.

Recensione - Rita Pacilio su 'Mi sta a cuore la trasparenza dell'aria' di Rosa Salvia LVF 2012

Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria
Rosa Salvia
La Vita Felice 2012
Commento di Rita Pacilio

Il poeta è capace di uscire da se stesso per poi tornarvi con la consapevolezza di chi ha afferrato un’altra essenza fuori dal proprio Io. La condizione di oggettività in cui si cala è una trasformazione che caratterizza l’universalità del verso. La scrittura diviene, così, rivelazione e produzione sociale in grado di porre l’Autore in una accordo oggettivo del contesto espresso. L’Arte e la vita si uniscono in unica forte tensione che condiziona la sfida del creare. Anne Sexton ci ricorda che la poesia dovrebbe servire a far agire la gente. I congegni poetici e i contenuti sociali del volume Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria di Rosa Salvia per i tipi La Vita Felice 2012, confermano questa osservazione in cui è racchiuso il concetto del fare sociale giorno per giorno. Il mondo, infatti, nella poesia della Salvia non viene letto in base all’esegesi personale perché non vuole essere ricondotto esclusivamente al tornaconto di pochi. Rosa Salvia presenta le molteplici interpretazioni della realtà come quella possibilità socio-filosofico-poetica di condurre l’individuo al raggiungimento dello spirito critico, che saggiamente, si pone al di sopra delle decodificazioni del singolo. L’universalità del sentire è il riconoscimento che la sofferenza umana appartiene a tutti così come la gioia o l’amore. In questo senso l’oggettività del reale si contrappone alla molteplicità dei mondi interiori possibili consentendo alla penna di ascoltare la radice dei processi sensibili del divenire. Il lettore scopre la trasparenza empatica come il contraltare all’aridità dell’indifferenza senza doversi riconoscere in simbolismi rocamboleschi. Con naturalezza si nutre di scene che appartengono alla quotidianità e alla coscienza che il tempo indiscutibilmente è il curatore di ogni processo naturale. Si quietano, quindi, i sensi di fronte alla lettura del cosmo attraverso i suoi elementi vitali: terra, acqua, aria, fuoco e la quinta essentia, l’Etere. La poesia diventa lo strumento per non capovolgere, attraverso il fatto e l’atto del vivere, le libertà della fede e dell’elevata verità.

Recensione - Rita Pacilio su Eventi in versi di Enrica Meloni - La rondine 2012

Eventi in versi
Di Enrica Meloni – La rondine 2012
Commento di Rita Pacilio

Per leggere l’opera prima di Enrica Meloni, Eventi in versi, La Rondine 2012,  bisogna avere uno sguardo storico/letterario retrospettivo al fine di comprendere appieno la scelta morfologica del suo poetare. Il lettore si trova di fronte ad uno stravolgimento temporale che, seppur con diverse sfumature, si colloca in un azzeramento della clessidra per meglio evidenziare concetti sociali e forza morale intesi come assiomi validi in ogni epoca umana. La parola è cesellata di innumerevoli significati, per questo motivo l’Autrice, ottima conoscitrice della lingua italiana, la utilizza come a non volerne perdere le etimologie e i messaggi verbo-acustici incompiuti che le appartengono, affinché nel presente si possano sempre più acquisire ulteriori accezioni (Di vital sospiro sortirà ogni vocabolo p. 35)
L’interesse per tematiche sociali e romantiche si contrappone e converge in un impegno coraggioso che non vuol rimanere indecifrabile o enigmatico. I versi raccolti in una sere di eventi ricompongono un percorso emozionale atavico lottando contro la facilità di ‘pedalare verso il Nulla’ sperando e aspettando che qualcosa nel macrocosmo accada senza il nostro intervento. La Meloni diviene osservatrice dotta e non polemica del sistema che la circonda; si mette in discussione in prima persona impegnandosi a cogliere, come studiosa, la frattura che c’è e cresce sempre più, tra e l’altro. Non ci sono ombre di pessimismo intimo: il poeta ama la scena e il fuori-scena, ama la fragile e temuta vita futura rimandando ai posteri un coro di voci che citano il ritorno ai valori.
( Sii tu umana mano, verbo indiscusso d’ogni terrena azione p. 61)
Le metafore rischiano di confondere le figure umane rappresentate come in un palcoscenico teatrale, ma non sparisce il male e il bene, il caos e il silenzio, il buio e la luce: non si avverte confusione tra le due identità che la Meloni rappresenta: donna - figlia, corpo – esperienza.

Recensione - Enrica Meloni su 'Non camminare scalzo' di Rita Pacilio - Edilet Edilazio Letteraria 2012

SCALZO DI RITA PACILIO

ULTIULTIME NEWS - NON CAMMINARE SCALZO DI RITA PACILIO



Non camminare scalzo
Un annoverarsi  di  sintagmi emotivi, coscienziosi stati d’animo nel percorso dell’udibile travaglio umano.
Da Editrice Edilazio, un romanzo dall’inopinabile evocazione delle intime diatribe femminee.
di  
Enrica Meloni

Un excursus d’intrinseche e confessate circostanze esenti da ipocrite limitazioni morali. La sagacia d’una donna che priva di timori non osa occultare il subliminale d’ogni scenario esistenziale, essa lo annovera, riproponendolo nella più incorrotta e libera narrazione. Un privato esprimersi che diviene la lettura interpretativa d’ogni individuo che nella stesura riconosce eventi da lui similarmente vissuti. Un’opera, inopinabilmente incontestata, dalla quale natura elaborativa non smentisce mai l’onesto stile dell’autrice, la quale, nel titolo racchiude in primis il fulcro essenziale del testo. Non camminare scalzo di Rita Pacilio (Casa Editrice Edilazio, pp. 87, € 12,00), un accattivante ed introspettivo volto letterario della sofferenza, questa, emancipata attraverso l’eco d’uno scrivere che mai lascia indifferenti. Rita Pacilio, sociologa, mediatrice familiare e dei conflitti interpersonali. Esperta in Comunicazione strategica, si occupa di Orientamento e di Bilancio delle Competenze. Il suo curriculum artistico annovera diverse pubblicazioni precedenti, si ricordino: Luna, stelle e altri pezzi di cielo (Edizioni scientifiche italiane,2003); Tu che mi nutri di Amore Immenso (Nicola Calabria Editore,2005); Nessuno sa che l’urlo arriva al mare (Nicola Calabria Editore, 2005); Ciliegio forestiero (Lieto Colle,2006); Tra sbarre di tulipani (Lieto Colle,2008): Alle lumache di Aprile (Lieto Colle, 2010); di Ala in Ala (Lieto Colle,2010), un connubio poetico tra la Pacilio ed il poeta scrittore Claudio Moica. I suoi componimenti poetici vantano la pubblicazione in diverse Antologie di stampo nazionale, pluripremiata ai concorsi letterari. Artista poliedrica,aspetto palesemente inequivocabile date le sue doti canore e musicali, nota musicista e cantante jazz. Nel 2006 esordì con “Jazz in versi”, discografia L’Infedele (Splasch Records).
Una prosa insita a dar maggior vigore presenziando  all’interno  della dialogica del testo. Un bipartirsi narrativo tra reminiscenze riflessive ed esternazioni confidenziali, rivolte ad un lettore attento e maturo. La sessualità, appare come tematica portante, assimilabile perfettamente all’intima essenza dell’intero narrare. L’utilizzo della prima persona non è casuale bensì ammicca l’intensa curiosità del lettore, un’impostazione che travolge la lettura, lasciando che il destinatario dell’opera possa sentirsi inconsciamente parte integrante delle confessioni, eletto ascoltatore, onorario consigliere. Una penna che appunta non solo quotidianità di crescita femminile, dai tormenti di un’infante sottoposta ai deliri della perversione adulta, ai mutamenti di una fisicità che diviene appetibile coinvolgimento godurioso, un dolorifico percorso di crescita divenuto obiettivo irrinunciabile d’una mente maschia, accanita divoratrice di piaceri, silenziosamente incarnati nel dolore d’una donna attiva nei silenzi del patimento. Il simbolismo del passo scalzo è circoscritto al camminare di chi non si è esentato dal fruire della dignitosa sofferenza della protagonista, denudata del suo pianto, versato timidamente sui palmi di chi le ha teso la mano per dissetarsene. Metafora esistenziale nella quale, anonime donne scorgono il proprio vissuto. Capitoli di vita, sradicati alla quiete ed offerti  inaspettatamente alle grida del dolore. Soglie di speranza trapelano nel nefasto di alcuni episodi che rendono la narratrice forza innata di reazione spirituale. Luoghi di formazione che divengono un rude tirocinio sociale, attraverso il quale, la donna attinge sofferenza per poi tramutare quest’ultima in una veridica forza, caparbia nella sopportazione di altrettanti futuri travagli.

Visione sociologica.
Attenta è la scrupolosa presenza del contesto familiare, loco d’essenziale importanza  per la pedagogia interiore della protagonista. Diatribe tra superficialità, intorpidimento genitoriale e grida silenti d’una progenie in cerca d’una pietas mai ottenuta. Mancata tregua nei patimenti d’una “predonna”, la quale nonostante la tenera età, incarna aspetti d’adulta conoscenza. Pag.37 (… Ogni volta perdevo sangue ma non morivo. Mi picchiava nella schiena, mi tirava calci nei reni, mi diceva che ero malata e che ero la sua croce, la sua spina…). Turbolenze non desiderate ma vissute nella disgrazia d’una coercizione immeritata. Un lamento che nel “ Restituiscimi ciò che mi hai rubato! Voglio ritornare la bambina che ero” pag.43, vacilla nell’infausta peccaminosità di chi la derubò della sua innocenza. Lacrime di depauperante agonia, fisica e morale, un manifesto innalzato ad un messaggio d’aiuto che solo chi ha patito il medesimo dolore si capacita d’ascoltare. Non camminare scalzo, un confronto esistenziale tra chi mai è stato sordo alla penitenza d’una vita sviluppatasi nelle tribolazioni. Un’imposizione sessuale che ne agogna l’anima, pag.48 (…Il suo sonno andava oltre le spinte e tagliava come quella mazza dura e lunga nelle mie fessure intime, nelle mie pieghe, nella mia bocca. Lui mi tappava la bocca con quella carne dura che martellava ad intermittenza contro la gola…). Antagonismi tra una verginità negata che permea negli anni in un’innocenza ancora instancabilmente bramata, una disperata ricerca della propria onorabilità femminile, incompresa, scarsamente valorizzata anche nei periodi dell’avvenire. Fanciulla divenuta moglie e consorte, una maternità che mai ha saputo cancellare il ricordo d’un remoto, un seno che mai sgorga in un latte rifocillante, realtà unicamente indelebile agli occhi di chi piange accostandosi al suo dolore. Moglie insaziata da un amore che altrettanto scalzo, calpesta il suo spirito come un ventre pressato da un acre spasmo. Un’opera volta alla non censura della sofferenza, un gemellaggio del dolore che consola le sconosciute schiavitù anonime della società.

http://www.edilet.it/pubblicazioni.asp?action=readone&idpubblicazione=96
http://www.intervistandowebtv.it/index.php?keyword=comunicati&com=405 




Partecipazione - VI Edizione del Festival Internazionale di Poesia 'Palabra en el mundo' - La Pace 2012

http://enricameloni.blogspot.it/2012/04/vi-festival-internazionale-della-poesia.html?spref=fb



La Pace
La poesia è una gioia che si partorisce tra destini complici nelle radici delle cose. E se la poesia non è altro che l'immagine meravigliosa dell’ esistenza stessa posso tranquillamente affermare che anche la Pace, l'Amore universale o la Tolleranza sono gioie, come la poesia, che si trovano nelle radici semplici delle cose e che nascono dalla comunione di forze interiori. Ecco il segreto che le accomuna: la semplicità! Hanno origine nella chiarezza elementare tutte le cose che appartengono all’universo infinito. La Pace intesa in questo senso, non è solo un valore sociale o un concetto filosofico, applicabile ad un macrocosmo più o meno organizzato, ma diventa comunicazione e metro di valutazione, di consapevolezza personale attraverso cui educarsi per meglio formare ed istruire. ‘Chi altro può parlare di Pace con la certezza che essa è possibile, se non tu, che hai il vantaggio di attingere a piene mani al fondo di quella riserva utopica che ti ha dato il Signore?’ (‘Omelie e scritti quaresimali’ don Antonio Bello.) La Pace è un percorso intimo di rispetto dell’altro e di confronto al fine di conoscere i propri limiti e quelli altrui camminando verso la sacralità delle persone. Infatti non c’è Pace quando ci si inorgoglisce di fronte allo sgarbo ricevuto, di fronte ad un torto, una mancanza, anche non volontaria. La Pace dovrebbe essere un modus vivendi, una continua applicazione possibile affinché la crescita umana e sociale vada verso evoluzioni sostanziali sul piano intellettivo ed emozionale di ciascun individuo.  


Le cose distanti
assenti al nodo delle mani
si lasciano alla corrente dei venti
come si fa con la vela in mare.
Dimmi
questo spartiacque diradato
è il mio passo breve?

Rita Pacilio




Recensione - Rita Pacilio su Gli stagni di Mosca di Francesca Tuscano (La Vita Felice 2012)

Gli stagni di Mosca
di Francesca Tuscano - La Vita Felice 2012
commento di Rita Pacilio

Luca Barbareschi nel suo discorso del 18 novembre 2008, presso la Biblioteca e Museo Teatrale di Burcardo, a Roma, dove si è tenuta una Giornata Studi dedicata a Gabriele D’Annunzio, ha spiegato che c’è una notevole differenza tra coloro che hanno la grande capacità di inventare nuovi linguaggi, rompendo gli schemi, e coloro che invece utilizzano la scrittura in modo ‘politically correct’. Se è vero che D’Annunzio ha anticipato i movimenti trasformativi dell’immaginario collettivo, è pur vero che le dinamiche della scrittura post moderna, come quella di Francesca Tuscano, soddisfano in pieno il desiderio di ricondurre l’uomo alla realizzazione dell’appagamento. Ciascun individuo è una estensione della individualità comunitaria ed evolvendosi i processi sociali, non vive più per un fantasma creativo, ma cerca di ridimensionare il proprio carattere creativo. L’innovazione è nell’invisibilità del protagonista che cede il posto all’ascoltatore/lettore che con entusiasmo sperimenta l’esperienza poetica/narrativa modernizzando i propri sentiti emozionali. Il ventaglio di possibilità ancora inesplorate che la Tuscano propone  nel suo viaggio Gli stagni di Mosca, edito da La Vita Felice, 2012 conducono ad un racconto di eventi letterari e storici con una funzione di denuncia sociale inscindibile da una teatralità semantica complessa di movenze. Ogni luogo visitato, conosciuto o sconosciuto al lettore, modifica l’affascinante substrato di storie e vissuti che ognuno di noi ha a disposizione. L’Autore, così, sviscera la ricchezza etnica e attuale di un palcoscenico socio-antropologico che decompone e analizza fino agli spazi nuovi in cui l’essere umano mette in scena, nel microcosmo, se stesso e la sua funzione civile. Il percorso di lettura dell’opera della Tuscano è fatto di chiaroscuri in cui abilmente chi scrive pone illuminazioni ad intermittenza lasciando volutamente zone d’ombra, affinché l’idea della cultura e della conoscenza portino a riflessioni sempre più somiglianti alla ragione risparmiando l’evocazione del sogno immaginato. La poesia, la letteratura e l’Arte in genere, resta comunque un grande progetto di ricerca: un vero e proprio recupero e/o ricostruzione di percezioni che non diano mai come risultato il dualismo bianco/nero. Credo che la poesia, in particolare, ha come grande funzione sociale la comunicazione risvegliata dall’intendimento e dall’ascolto empatico dell’altro e delle cose intorno! Il lavoro poetico della Tuscano pone l’attenzione su questa urgenza.